“Swinging Cagliari” Angelo Liberati al Foiso Fois!

QUESTA NON È PROSA CHE SI POSSA AFFIDARE AL TELEFONO.

DEVO VEDERLA*

M.Quartu

*Archie Godwin (alias Paolo Ferrari) in Nero Wolf, Sfida al Cioccolato, 1971 – sceneggiato televisivo

Quando ho chiamato Angelo per chiedergli se avesse il piacere di collaborare alla manifestazione Swinging Cagliari che il Liceo stava ideando per Monumenti Aperti, incentrata sulla Cagliari dello Scudetto e sull’aura di quegli anni, davo quasi per scontato che più di una volta Gigi Riva fosse comparso nelle sue opere, almeno così ricordavo.

Beh, non proprio, però…” mi ha risposto e quel però alludeva a qualcosa.

IMMAGINI AL TEMPO DELLE IMMAGINI

Nell’epoca visual dei social tutto può apparire casuale e spontaneo, ma quella spontaneità e casualità sono frutto di ricerca e di cura, spesso creative, che mettono in luce le competenze di costruttori di immagini e la tenacia nel perseguire l’obiettivo di catturare più followers possibili.

Altrimenti perché tutti quei consigli in rete su come modificare una foto prima di postarla, quella varietà di applicazioni per fotoritocchi, gli standard e le regole da considerare sulle abitudini e i comportamenti social?
Per scrivere ottime didascalie e ottenere risultati occorre usare gli hashtag in maniera strategica, per creare un contesto e tematizzare le immaginI, anche per semplificare la lettura da parte degli utenti.

Quindi ciò che è denso, ambiguo, continuo, multistrato va analizzato per categorie, indicate da parole che rimandano ad ambiti di appartenenza, dove tutto si tiene.
Se è così, mi dico, allora questa potrebbe essere una modalità di analisi da utilizzare, senza la preoccupazione dei followers.

COMPOSIZIONE MONTAGGIO CINEMA PITTURA

Iniziamo.

La firma è coperta dal passepartout, ma l’autore, titolo e data sono: Angelo Liberati,Vietnam, 1968.

Già tre hashtag.

Per la tecnica – décollage, inchiostro e matita su cartoncino cm 70×50 – scartiamo tutto e teniamo solo décollage, parola francese.

Su questo termine si dovrà riflettere, meglio l’inglese o l’italiano?

Vietnam 1968 è una coppia pesante di parole, che rimanda alla Guerra in Vietnam e ad uno degli anni centrali dell’escalation dell’intervento statunitense contro i nordvietnamiti e i viet cong.

L’immagine rarefatta dei soldati emerge racchiusa nel cerchio insieme alle dissolvenze di volti. La cesura fatta di schizzi di fango e di erba calpestata segna il rapporto aureo della composizione e permette di associare un’immagine pubblicitaria di una crema al corpo, parziale, di una donna.

La frase in controparte “l’igiene normale va bene altrove”, suscita qualche input di riflessione .

Non c’è dubbio che per entrare in quei mitici anni ’60 l’impatto comunicativo di quest’opera, a ben vedere, non è poi così swinging e ci soccorre la coppia in blu ciano in basso a destra, che controbilancia tutto il bianco.
Angelo Liberati usa la parola décollage in maniera interscambiabile con la definizione “riporto di immagine” o con “transfer drawing” , ma ultimamente ha scoperto di preferire la forma italiana o quella inglese.

La parola francese, afferma, sempre più non è capita o peggio fraintesa.

È una tecnica, il transfer drawing, che consiste nel riportare in controparte sul supporto grazie ad un solvente o all’acqua – con effetti differenti – immagini, testi tratti dalla carta stampata, quotidiani e rotocalchi. Risulta però essere contemporaneamente una modalità narrativa che permette di articolare frammenti di memoria visiva (culturali, di costume, di abitudini, etc) con forme di figurazione riconoscibili, in una stessa unità di spazio.
Tra i temi ricorrenti dell’artisa c’è sicuramente il cinema e in quest’opera del 1980 campeggia ben distinguibile, tra un volto di donna e delle foglie il transfer drawing di Zabrieskie Point, film di Michelangelo Antonioni del 1970.

Angelo Liberati riconosce volentieri la propria filiazione da Robert Rauschenberg (1925-2008), uno dei più importanti artisti della seconda metà del Novecento, che ha lavorato con una molteciplità di materiali e linguaggi, combinando l’handmade e il readymade, la pittura gestuale e segnica e la riproduzione meccanica, rimanendo indipendente ed autonomo rispetto a movimenti chiusi e codificati.

I linguaggi utilizzati dall’artista sono vari, infatti Senza titolo, 1970, è un olio su tela.
Partendo dalla celebre affiche pubblicitaria del 1958 dedicata alla DS19, ambientata nelle campagne intorno alla cattedrale di Chartres, costruisce un omaggio pittorico, sentito e biografico, ambientato nelle campagne sarde, per la Citroën DS21, auto a cui gli appassonati si riferiscono ancora oggi con termini quali “leggendaria, celebre Dea, icona del ventesimo secolo”, parte di una storia d’amore che solo il pennello può permettersi di raccontare.

UN POST SU FACEBOOK

“Sono passati soltanto 46 anni, non mi si dica che non amo il calcio, il Cagliari e ancora di più Rombo di tuono.

Riemerso delle pile di giornali e riviste, un giornale che risale all’epoca della Galleria Sinibaldi in Via Puccini a Cagliari; tutte le sere in Galleria con amici e al Bar Marabotto dove un giorno sì e l’altro pure stazionavano presidenti, imprenditori di successo e consiglieri di cose calcistiche, tutti con i loro avvocati e con i loro ingegneri pronti ad intervenire in zone di rispetto nella Cagliari da bere.
Un po’ come oggi, solo con meno soldi in libera uscita, almeno per i più.
Io 26 anni, giovane pittore trapiantato per scelta a Cagliari, artista della Galleria dove per 6 anni ho allestito mostre personali, prima e dopo artisti come Giulio Turcato, Carlo Quaglia, Luigi Bartolini, Silvio Benedetto, Ausonio Tanda, Pietro Antonio Manca, Carlo Montarsolo.

Per quasi mezzo secolo ho cercato di far incontrare il popolo con l’arte non solo come complemento d’arredo, arrivando a compromessi come questo. Chissà che fine avranno fatto le migliaia di copie distribuite gratuitamente allo stadio nel 1972.”

Angelo Liberati, 2019

Angelo Liberati nasce a Frascati il 2 giugno 1946 e frequenta a Roma nei primi anni ’60 la Scuola comunale di Arti decorative; poco più che ventenne tiene mostre a Roma, Cagliari, Orvieto e Gorizia.

Nel 1970 si trasferisce in Sardegna, a Cagliari, dove vive e lavora.

La sua poetica combina la rivalutazione dell’elemento pittorico figurativo con le pratiche del riporto di immagine (transfer drawing/décollage) di provenienza “pop”, incursioni silenziose nell’informale segnico-gestuale sempre in dialogo con la figurazione, sperimetazioni tecniche anche nella varietà dell’uso dei supporti.

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