Tagliare tutto

 

Si deve cambiare la logica di esibire l’arte.

Dobbiamo far capire al mondo che non si può cambiare l’arte solo per esporre un ready-made logoro e una riproduzione laccata dell’orrido.

Dobbiamo presentare i pezzi di un mondo che sta esplodendo.

Se non bastano attentati e guerre, l’arte deve reagire.

Dobbiamo essere più crudeli per scatenare vere emozioni.

Dobbiamo scavare una fossa per seppellire migliaia di corpi mutilati.

Dobbiamo tagliare vetri, braccia, alberi, teste, macchine, capezzoli, cattedrali, vestiti, treni, bandiere, artisti, bambini, case, presidenti, orecchie, aerei, peni, tele, palle, casse da morto, pavimenti, strade, tavoli, nasi, sedie, occhiali, clitoridi, libri, denti, capelli, cappelli e pelle.

Come possiamo esporre un pezzo di strada asfaltata con le tracce di un pneumatico di un incidente con una lunghezza di 34 metri circa dentro un museo?

Esporre in una Biennale un residuo di un aereo distrutto con milioni di capelli attaccati al cuoio capelluto?

Boschi carbonizzati con corpi di animali essiccati davanti al Louvre?

Parti di ciminiere che non hanno più la forza di stare diritte davanti alla Torre di Pisa?

Saracinesche piegate con squame già attaccate di pesci morti a Disneyland?

Vetri e specchi in frantumi dipinti con tracce di sangue umano raggrumato al MoMa?

Crocifissi spezzati e piantati per esporli in un campo che cresce solo la muffa?

Elefanti impagliati che mancano le zanne, le zampe e la proboscide per esporli al Museo Naturale?

Milioni di litri d’acqua stagnante di piscine olimpioniche con dentro cadaveri gonfi in putrefazione?

Sarà un lavoro molto faticoso e sarà difficile esporre cose devastate che non stanno più insieme.

Sicuramente sarà un utopia ma consiglio agli addetti ai lavori di darsi una mossa, togliersi la giacca e la cravatta e sporcarsi col sangue.

Marco Lavgetto, 2016

 

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