Temo sia arrivata l’ora di abbandonare la nave. Affonda.

Torna il focus sull’arte isolana del principale collezionista residente, Ruggero Mameli (Collezione Mameli), in esclusiva per Cagliari Art Magazine:

 

Temo sia arrivata l’ora di abbandonare la nave. Affonda.

La produzione artistica, pittorica in particolare, ormai è talmente brutta che è diventato impossibile collezionare.

Negli ultimi dodici mesi sono entrati in collezione solamente otto pezzi, media bassissima per quanto mi riguarda.

Quotidianamente scandaglio i social alla ricerca di qualcosa di interessante, di originale, di diverso, ma non si trova nulla, tranne le solite centinaia di inutili boiate.

Mi confronto con qualche professionista del settore, qualche amatore sempre aggiornato sulle nuove produzioni, ma nessuno sa darmi un consiglio o un suggerimento.

Mi rifiuto di visitare gli studi degli artisti, altrimenti non me li levo più di torno.

Visito un atelier solo se ho la certezza di trovare qualcosa di interessante.

Eppure altrove si produce ancora Arte di qualità, che il problema sia solo degli artisti sardi?

I bravi sardi non residenti continuano a produrre cose molto belle, ma il mandato di una collezione è quello di avere in portafoglio il numero più vasto di artisti, non di limitarsi a quei sei o sette: i soliti.

Qualcosa di bello nel cagliaritano ancora si crea.

Ho visto ad esempio delle bellissime ceramiche fatte a mano da ceramisti esperti e dotati.

Cose nuove, diverse, mai viste prima e di ottima fattura, ma poca pittura. 

Nuoro è morta e sepolta.

L’effervescenza che riscontravo fino a un paio di anni fa non c’è più.

Le poche mostre sono pietose, fatte di parole più che di fatti.

Sforzi apprezzabili che purtroppo falliscono miseramente.

A Nuoro si va ai vernissage per il buffet, il che ha senso perché sono tante le mamme degli artisti che dedicano tempo e fatica a organizzare il Buffet per le mostre dei figli, cose deliziose di solito, ma che durano ben poco; orde di “amatori e artisti’ si riversano rumorosi sul Buffet ignorando completamente le opere.

Inoltre non sei alla moda se non ti fumi almeno uno spinello; la chiave per essere ben accetto nella cerchia degli intellettuali locali.

Io non fumo spinelli, perciò do loro un’altra buona ragione per detestarmi.

E va da sé che non comprano mai nulla… 

Nuoro Atene sarda, ma per carità…

C’è una piccola Galleria d’Arte però che prova a fare qualcosa di bello, sforzo apprezzabile perché ottenere un buon risultato è difficile e faticoso e sparatutto serve la materia prima, che al momento scarseggia.

Leggo ciò che Cecilia Mariani scrive sulla pagina Instagram della galleria e ne rimango affascinato.

La capacita della Mariani di scrivere è uno spettacolo e la maestria con la quale mette insieme le parole fa di lei l’unica vera artista che meriti di essere esposta.

I testi sono sofisticati, le combinazioni e gli accostamenti sono originali.

Mi chiedo perché la galleria non esponga i suoi testi anziché le cose di dubbio gusto, viste e riviste per altro, che sono state proposte recentemente. 

I pochi artisti che ancora mi contattavano per qualche consiglio sono scomparsi, forse non ne hanno più bisogno, ma sono più propenso a pensare che la mia franchezza li abbia indirizzati verso persone educate e accondiscendenti, e hanno certamente fatto bene, visto che per mia fortuna dico sempre ciò che penso e faccio ciò che dico e sono anche poco educato.

In tanti preferiscono la menzogna: più facile, più elegante e certamente meglio accolta.

Ma io non sono J.J. Rousseau, filosofo che pur avendo dedicato la vita allo studio della pedagogia scappa con la cameriera abbandonando moglie e cinque figli. 

Una novità forse c’è: un amico mi ha fatto vedere delle cose alle quali Pastorello sta lavorando (spero non me ne voglia per l’indiscrezione, ma di questi tempi lui è l’unico a distinguersi con capacita creativa), una pittura nuova, delle idee originali che porteranno un po’ di sole.

Mi è parso di capire che abbia appena iniziato a lavorare a questo nuovo progetto, ma considerando l’estro, la bravura e la capacita camaleontica di continuare a trasformarsi, sono certo che ne verrà fuori qualcosa di molto bello.

Questo è un periodo tristissimo dal punto di vista artistico.

Non c’è nulla!

C’è chi sostiene che servano più scuole d’arte, chi sostiene che servano più incentivi economici e chi invece sostiene che serva cervello e tanto lavoro, e personalmente mi trovo molto d’accordo con quest’ultima idea.

Sono pochissimi gli artisti che lavorano duro, gran parte di questi si sollazzano in piazza o al bar a discutere di arte, dimenticando che i bravi artisti passano le giornate a fare ricerca e a studiare e, alla sera, faticano a pulire le mani dalla pittura, tanto che l’indomani e anche nei giorni a seguire, tracce di pittura sono ancora evidenti nelle unghie.

Non so chi abbia deciso che anche gli incapaci abbiano il diritto di chiamarsi artisti, ma sarebbe ora di smetterla.

Non c’è nulla di male nell’essere incapaci di dipingere, si può bravi a fare altro: ebbene che lo facciano.

Facciano altro!

Ruggero Mameli, Collezione Mameli

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