TEOLOGIA POLITICA NEL POSTMODERNO: UN APPUNTO

TEOLOGIA POLITICA NEL POSTMODERNO: UN APPUNTO

Per chi si ricorda il mio post sul corso di teologia politica di un mese fa, rammenterà che l’ultima parte del corso verte sul rapporto fra sacro e potere nella scienza contemporanea e nelle start up.
Quest’ultima parte crea non pochi problemi a qualche mio lettore, che in privato mi ha espresso la seguente perplessità: sostenere che la scienza e l’impresa hi-tech contemporanee si fondino su idee riferibili all’area del “sacro” e portino avanti obbiettivi “religiosi” non è una lettura tendenziosa (per non dire reazionaria) di queste realtà?
Non è una critica neanche tanto velata al loro operato?
Non è forse l’astio di un cristiano al fatto che le grandi religioni in Occidente non contino più nulla?
Queste domande sono legittime, e meritano una risposta.
Per ora mi limiterò a dei cenni, che poi svilupperò nel corso:
1- Chi fa questa critica confonde “sacro” con religione basata su un Dio o degli Dèi, e potere con l’occupare cariche apicali negli stati nazionali o nelle chiese istituzionali.
Se intendiamo questo con i termini “sacro” e “potere”, allora né la scienza né la start up contemporanea propongono alcuna teologia politica.
Ma in antropologia culturale così come in filosofia delle religioni non è questa l’accezione di “sacro” e di “potere”:
sacro nel senso in cui lo intende la teologia politica significa realtà ontologica, trascendente l’umano, non socialmente costruita o pattuita, su cui un gruppo umano fonda la sua identità, costituendo delle istituzione che la cristalizzino, operando al fine di realizzare nel mondo profano gli obbiettivi che questa realtà gli impone come missione (il riferimento al termine aziendale “Mission” non è casuale).
Potere è invece sia l’insieme di cariche, mezzi materiali e simbolici che il gruppo utilizza per portare avanti la sua missione, sia il rapporto che quest’ultimo ha con altri centri di potere (religiosi o politici).
Se il lettore accetta quest’ultima definizione, la scienza contemporanea (specie la medicina d’avanguardia) e le start up hanno teologie politiche molto chiare: da alcuni rami della geriatria che sostengono l’invecchiamento sia una malattia la cui cura è inscritta nella stessa Natura, cura che quest’ultima ha scritto nel nostro DNA e il compito dello scienziato è decifrare tale scritto per abolire vecchiaia e morte, fino all’idea che il Bitcoin sia una rivelazione di un AI forte (cioè autocosciente) a noi ignota avente il fine di liberarci dalla tirannia degli stati nazionali facendo crollare le loro banche centrali, negli ambienti della scienza d’avanguardia e dell’hi-tech si elaborano raffinate teologie politiche, senza dèi né chiese, ma capaci di orientare l’azione di migliaia di persone e di muovere enormi flussi finanziari.
2- Collegata all’idea precedente, c’è il pregiudizio che in fondo il sacro e i poteri ad esso collegati siano cose morte e sepolte a causa della modernità e dell’indifferenza alla religione diffuse, e al massimo si possa parlare di teologie politiche per paesi arretrati culturalmente e socialmente come la Russia (!!!), gli stati africani o gli stati islamici.
L’errore di questo pregiudizio è duplice: prima di tutto sociologico, poiché il sacro si ripresenta ogni qual volta un gruppo o un’istituzione debba porre dei principi inviolabili e non negozionabili su cui fondare la propria presenza e orientare il proprio futuro (per fare un esempio poco noto:
l’Unione Europea ritiene i diritti umani il proprio fondamento, e tali diritti sono antecedenti all’Uomo stesso, sebbene siano stati da lui scoperti ed enunciati solo dalla rivoluzione francese in poi), poi psicologico, poiché ogni élite ha bisogno per sostenere il peso delle proprie responsabilità e per sapere come agire di un principio fondante e non umano, tanto che se tale principio svanisce o barcolla l’élite entra in profonda crisi fino talvolta a preferire l’autodissoluzione (la nobiltà francese durante la rivoluzione, che ha preferito l’esilio alla perdita dei propri titoli e all’abolizione della nozione di sangue blu, stessa cosa vale per certe parti della nomenklatura sovietica dopo il crollo dell’URRS) alla sopravvivenza senza un’ideale di gruppo fondante.
Questi ovviamente sono solo accenni, nel corso dedicherò 4 ore (due alle start up e due alla scienza contemporanea) per descrivere idee, testi fondanti e gli effetti che queste idee hanno nell’esercizio del loro potere, dei rapporti con gli stati nazionali e soprattutto (dato che siamo cinici postmoderni) nella ricerca e nell’allocamento dei finanziamenti.
Federico Leo Renzi
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