TITOLO: Le mezze seghe.

COMPITO IN CLASSE

TITOLO: Le mezze seghe.

DEFINIZIONE:

dal Treccani: chi dimostra di possedere mediocrissime capacità in un gioco, una disciplina sportiva, una particolare mansione, ecc. /mɛdz:a’sega/ s. mezzasega e f. [grafia unita di mezza sega]

INTRODUZIONE:

metaforicamente una personalità surrogata, che difficilmente ottiene esito soddisfacente, al contrario rimane sospesa, perennemente frustrata, abortita nel tentativo, ma convinta di contare qualcosa.
Groupie, gregario, servo.

SVOLGIMENTO :

Ciascuno di noi, suo malgrado, suscita antipatia in qualcun altro.
Quella rabbia inspiegabile, o allergia epidermica, repulsione atavica, financo l’invidia.
Anche se non si fa nulla di concreto per determinarla.
Inevitabile.
E così spuntano diuturnamente piccoli, grandi “nemici”.
Spesso la vittima ne è assolutamente ignara, ma quando viene messa al corrente della loro strategia, inevitabilmente ride.
Giacché la parola nemico, è intrinsecamente ridicola, specie se non in acies, ma declinata al nostro quotidiano.
Al lavoro, fa quasi simpatia, quando si piega verso un questuante e bistrattato ambiente dello spettacolo, che più che una “scena teatrale” assomiglia a ciò che avanza di un mercato degli schiavi.
In politica, siamo governati da mezze seghe. What else?
(qui ci starebbe bene uno “Stop internazionale!”, come dicevano i grossisti del mercato ittico quando volevano chiudere la trattativa definitivamente).
Il termine nemico diventa poi risibile e macchiettistico, quando e se impiegato nel giro borghese gossipparo che impesta la mondanità ridanciana e provincialotta, che per licenza linguistica e concessione dalla variante campidanese, riesce a tramutarla in un aggettivo meno onorevole: crastulo.
Miracoli.
I miei “nemici/ crastuli” sono perlopiù medi, fallaci, inefficaci, insignificanti e prevedibilissimi, quindi deludenti.
Altra categoria di mezze seghe sono le “scimmiette volanti del narci covert”.
Le conosco bene perché lo sono stata anche io, prima di conoscere a fondo i meccanismi della patologia che colpisce prevalentemente la popolazione maschile in età adulta.
Bugiardi sino all’esasperazione.
La scimmietta lo sono stata anche io.
Capita, succede, accade.
Ma solo per un po’.
(È successo anche a me sisters! Sento che vi amo già).
Dipoi e finalmente, mi sono ricordata di essere più una tigre che una scimmietta.
Come si dice, il richiamo della genetica, il DNA, la vera natura, la rana e lo scorpione di Esopo, Io cartesiano: originario, semplice e trasparente a sé stesso and stuff like this, e tac!
Risanata.
Del resto bruisco, le scimmie urlano.
C’è una bella differenza.
E dopo un po’, se si è in due in ascensore e senti una puzza, ma non sei tu ad averla ammollata, chi sarà il colpevole?
Ho ricominciato a pensare che il problema non fosse chi sente la puzza, ma chi la fa.
Tutto mi si può dire, tutto, ma mezza sega mai!
Tra i “nemici”, quelli più patetici, quelli che fanno più pena in generale, quelli che ciascuno di noi può annoverare, sono i gregari entusiasti, quelli che godono del dissapore e ci sguazzano.
Fomentano l’acredine per puro gusto, talvolta senza trarne alcun vantaggio, se non quello di spettegolare un po’ e di sentirsi partecipi, sentirsi dentro qualcosa che li distragga dalla povertà della loro personalità altrui derivata.
Un servo.
Ma attenzione, importante è non far confusione tra servo e servitore giacché “Cu strigghia lu so’ cavaddru ‘un si chiama garzuni”.
L’ho scritto in siciliano per scampare alla facile ironia tutta cagliaritana sul termine equino citato.
CONCLUSIONE:
le mezze seghe sono ambigue in pubblico e amiconi in privato.
Giacché sono difficilmente individuabili, giacché mai protagoniste, per questa ragione rimarranno mezze seghe anche nel conflitto.
Fastidiose, ma mai letali.
Ce ne sono molte, purtroppo.
Ma appena le sgami è subito Karaoke e guantanamera!
FINE.
Tiziana Troja 
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