TRAP E INTELLETTUALI: FATTURARE COME VOCAZIONE SPIRITUALE

TRAP E INTELLETTUALI: FATTURARE COME VOCAZIONE SPIRITUALE

La trap è iniziata nel 2015, e molti dei suoi primi ascoltatori all’epoca frequentavano le superiori o le avevano appena concluse.

Come noto il movimento Trap ha 3 grandi ossessioni: soldi, visualizzazioni, vestiti di marca… che intellettuali poteva produrre una sottocultura basata su questi presupposti?

Nessuno.

Però ha prodotto altro, non meno interessante da molti punti di vista.

Le scelte universitarie dei primi appassionati lo dimostrano: se una percentuale non irrisoria ha abbandonato gli studi per fondare aziende d’abbigliamento e studi di registrazione, una buona metà ha scelto di proseguire il percorso di formazione gettandosi nella moda e in economia e commercio.

Fashion designer, analisti bancari, quant, broker, social media manager, queste sono le figure professionali in cui i primi appassionati di Trap hanno trovato l’incarnazione dei valori del movimento a cui hanno aderito.

Non a caso le poche pagine che si occupano di fare informazione giornalistica sul movimento hanno stretto partnership con brand di vestiario e pagine d’informazione sul mondo marketing e finanza.

Questo dimostra -ce ne fosse mai stato bisogno- che il movimento Trap non è mai stato controculturale o peggio antisistemico: le figure sopra descritte sono quanto di più utili e funzionali al sistema vigente si possa immaginare. Cosa c’è di ribelle allora in queste scelte?

Una cosa più profonda e meno ovvia di quanto appaia: la chiusura dei conti con l’idea novecentesca della cultura per la cultura, il disprezzo per l’ipocrisia millennials dell’azienda e il capitalismo sì ma solo se “etico” e colto (vedasi l’ideologia della Silicon Valley, che unisce spregiudicatezza nel fatturare e manie di redenzione dell’umanità), l‘idea che persino l’arte non abbia nulla di sacro, ma sia solo un altro modo per far soldi e visibilità.

Il movimento trap quindi non ha prodotto aspiranti performer, scrittori, sociologi, filosofi o attivisti politici capaci di sublimarne l’ideologia in opere e azioni che rimarranno negli annali, ma addetti marketing, designer e broker il cui unico scopo è fatturare qui ed ora.

E’ un male? Lo scopriremo leggendo le loro future dichiarazioni dei redditi.

Federico Leo Renzi

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