TRIP BEYOND TRAP #GennaroCilento #Mariopesceafore

TRIP BEYOND TRAP

 

12 Aprile Spazio nr.7 di Luigi Ambrosio a Caserta

 
Gennaro Cilento (1975-2018) è uno degli artisti fondamentali a cavallo di questo millennio per comprenderne la mutazione sociale, culturale, comportamentale e ambientale dell’umano determinata dall’umano stesso.
Uno dei pochi artisti in grado di sapersi culturalmente e produttivamente autodeterminarsi con la sua ricerca linguistica senza intermediazione o filtro alcuno, questo muovendosi in un contesto dove l’arte e gli artisti prima che dalla propria fame di ricerca di senso, si muovono copiati e incollati, servi di un mercato che tratta l’arte come professione, dove non si è artisti ma si lavora da artisti per interessi altrui, il merito lo si pone al servizio del talento nell’ intercettare le richieste del mercato, con questo scenario sociologico dell’arte che traghetta critica e vocazione d’artista verso l’estinzione, Gennaro Cilento era proprio spirito critico e vocazione.
Non era un artista che aveva un ambiente e un sistema di riferimento, aveva una moltitudine d’ambienti e sistemi di riferimento, la sua formazione Accademica (Istituto d’Arte e Accademia di Belle Arti) s’intrecciava con i Centri Sociali, le piazze, il suo amato Rione Sanità, gallerie, la Storia dell’arte, la Storia del cinema; scriveva testi critici presentando il lavoro di artisti con i quali condivideva tratti del suo percorso di auto rappresentazione e autodeterminazione artistica, performer e videoartista, una figura che definire solo un pittore è lesivo, limitante e offensivo, era un intellettuale empatico e relazionale dotato di un’immensa intelligenza trasversale, uno di quelli con i quali s’impatta una sola volta nella vita, in grado di leggere la complessità e la sfaccettature dell’umano in qualsiasi dimensione e ambiente in una modalità psico magica.
La sua Trip Art nasceva connessa con un futuro che è, e sarà, nelle nostre vite, esteticamente sempre più presente nel quotidiano, nei suoi quadri l’estetica di quello che siamo e saremo, i suoi colori sondavano come stia mutando l’ambiente cromatico e percettivo in questo passaggio di millennio e leggevano fenomeni oggi ampiamente diffusi, come l’estetica del Trap o del drill, dal cromatismo analogico a quello digitale, l’inquinamento ambientale, le devastazioni guerrafondaie, la solitudine e l’assenza dell’umano in tristi cartoline metropolitane da coprifuoco delle relazioni, il disagio della donna contemporanea sospesa tra feticcio e oggetto e volontà d’autodeterminazione e libertà di genere, il mistero della vita in connessione e relazione quasi fiabesca con altri universi.
Non vorrei raccontarvi tutto questo, avrei preferito fosse stato lui a raccontarvi me, perché sapeva farlo, sapeva narrare il senso dei linguaggi dell’arte e i loro universi.
Quando impatti in un artista profondamente e sensibilmente umano come lui, sopravvivergli e narrarlo non è semplice, il suo linguaggio resta e resterà solidamente presente e indelebile, ma resta insopportabile il vuoto che determina l’assenza di chi ha sempre saputo stimolare un quotidiano confronto di idee, lui era anima e struttura dell’essenza degli artisti.
Gennaro Cilento è stato, senza ombra di dubbio alcuna, il più grande di una intera generazione di artisti d’area Napoletana con uno sguardo sul mondo, ha saputo attraversare un millennio con cognizione sociale d’artista e profonda consapevolezza, uno dei tanti “Mario Pesce a Fore” che reclamava di fluire liberamente in una corrente dell’arte condivisa che lasciasse liberi d’essere quelli come lui, e lui libero d’essere lo è stato lui meglio e prima di tutti, un esempio di connessione tra etica ed estetica da emulare, studiare e tramandare, un modello di riferimento per tutta la sua generazione che se non lo riconosce e difende attesta la sua inesistenza storica, per quanto mi riguarda, una pietra miliare della nostra Storia dell’arte, quella dell’arte che si muove nella vita e negli studi reali degli artisti.
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