Ugo Giletta per #Socialdistancing

Quale resta il potere dei linguaggi dell’arte nel tempo del distanziamento sociale?
Nella sua flessibilità e complessità il linguaggio dell’arte consente di riunire, accumulare e stratificare idee, concetti e percorsi psichici e neuronali.
I linguaggi dell’arte hanno la capacità di accomunare situazioni e identità divergenti e di sintetizzare la complessità della realtà.
L’artista è ego, che sa tradursi e caratterizzarsi in linguaggio, lo fa tramite i suoi gesti e prassi linguistiche, originando l’alter, l’alter è il suo pubblico, il suo spettatore, il suo fruitore.
L’alter subisce il linguaggio dell’artista?
L’immagine arriva allo spettatore come qualcosa d’estraneo?
Il linguaggio (o i linguaggi se si inquadrano la moltitudine di generi linguistici dell’arte) dell’arte non è mai costrizione, perché la sua non comprensione si traduce in negazione.
Il linguaggio dell’arte tradotto in immagine (o immaginario) è forte quando sa insinuarsi in silenzio, questo è il potere del linguaggio dell’arte, il potere dell’immagine che formalmente s’introduce in silenzio stimolando riflessioni e concetti.
Il linguaggio dell’arte ha una forza, l’autodeterminazione che non passa mai per un “devo comunque”, ma è sempre “io voglio”, con quell’io voglio, tradotto in linguaggio autodeterminato ci si può relazionare o meno, lo si può comprendere o meno, questa è la selezione che sta alla base del gusto, la selezione la fa l’artista autodeterminando il proprio linguaggio, la fa chi lo comprende diventando l’alter del suo ego, ma la fa anche il collezionista che decide di sostenere quel linguaggio di sua spontanea volontà.
L’ego del linguaggio d’artista vive del suo eco, il suo eco è nell’anima di chi lo comprende, che idealmente stiamo chiamando alter.
Questo signor Ego, che alimenta l’eco e il riverbero del linguaggio di un artista è anche un contropotere critico al linguaggio dell’artista, un alter che non riconosce un ego può alimentare danni e catastrofi di gusto e di sensibilità produttiva.
Il linguaggio dell’arte, consentendo la sua negazione è sempre dialettico, per questo la sua intermediazione critica non è uno strumento di reale connessione tra alter ed ego, ma è un elemento di caos e dispersione del potere del linguaggio dell’arte, che strutturalmente sa essere autoselettivo.
Il potere del linguaggio artistico non esclude mai lo spettatore, l’alchimia c’è quando alter si allinea all’ego dell’artista tradotto in linguaggio, questo è un processo di sincronizzazione cognitiva libero.
Il potere dei linguaggi dell’arte determina nell’altro una continuità del sé nel tempo (qualcuno chiama questo processo storico evolutivo).
La comunicazione fluida del linguaggio dell’arte non ha limiti di tempo e di generazioni, a patto che si accetti la linea evolutiva dei linguaggi dell’arte, che si sappiano accettare gesti e decisioni di un artista, quando questo avviene il linguaggio dell’arte è un catalizzatore che determina effetti produttivi.
Il linguaggio dell’arte in questo non è mai violento, si autodetermina per scelta selettiva dell’artista e di chi comprendendolo fruisce del suo linguaggio, e questo avviene in piena libertà operativa.
Quando ego e alter non si incontrano intermediari dal linguaggio, non avviene nulla, ma non c’è nessuna sanzione per l’artista come per il fruitore mancato, semplicemente in entrambi non scatta la gratificazione del riconoscimento dell’altro.
Il linguaggio dell’arte è una relazione, che se accolta genera entusiasmo e accettazione, come l’entusiasmo con cui accolgo il linguaggio di Ugo Giletta, il primo artista ad avere accolto la chiamata alle arti di Social distancing e del quale nel laboratorio di discipline plastiche di quest’anno, discuteremo con gli studenti in relazione al tema di lavoro proposto, che è #socialdistancing.
#Socialdistancing è un progetto di un laboratorio di Discipline Plastiche media integrato.
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