Ugo Ugo ci ha lasciato!

Ugo Ugo ci ha lasciato.
Voglio riportare una memoria che aiuti a ricordarlo per l’uomo generoso che è stato:
Ero ancora transazionale quando nel 1974 si inaugurava la grande Mostra permanente d’arte contemporanea alla Galleria comunale, una raccolta che Ugo aveva messo insieme, appena ne divenne direttore, inventandosi il sistema di acquisizioni che in seguito fu imitato anche da altri musei pubblici.
Il sistema consisteva nel proporre agli artisti un prezzo politico, in cambio di una loro opera.
Gli artisti specializzati nella pittura di Nudi seduti e/o sdraiati sul letto e/o sul prato e/o sul canapè avrebbero offerto essi alla Galleria un prezzo superiore a quello politico, pur di essere inseriti nella collezione, mentre gli artisti che facevano gola a Ugo avevano l’abitudine di guardarsi intorno, prima di compiere gesti avventati e accettavano il prezzo politico in cambio di qualcosa che li gratificavano più dei quattro soldi che l’istituzione offriva, cioè la compagnia di altri artisti che avevano l’abitudine di guardarsi intorno, prima di compiere gesti avventati.
Inoltre, Ugo offriva la credibilità di un artista che si era speso col Gruppo Transazionale e nella promozione dell’arte contemporanea.
In più, c’era l’avallo di Zeno Birolli che aveva sott’occhio Milano, quello di Corrado Maltese che aveva le sue conoscenze a Roma, senza contare il tamtam degli artisti.
Ecco da dove veniva la credibilità di Ugo.
In una città sonnolenta come Cagliari, la direzione di Ugo non ebbe vita facile, anche perché, seguendo il detto tu mi dai un dito e io mi prendo il braccio, stando all’amministrazione egli tendeva ad allargarsi troppo, come dicevano i romani.
E cioè: per guadagnare spazi, chiedeva di occupare quelli della biblioteca, che stavano al piano terra; poi, chiedeva di sistemare la climatizzazione degli ambienti, per proteggere le opere; e come se non bastasse, pretendeva l’assunzione di guardie giurate, visto che i ladri s’erano portati via l’intera collezione di oggetti siamesi che Sardu, detto il Marco Polo della Sardegna, aveva accumulato durante i suoi viaggi in estremo oriente.
L’amministrazione non si fece venire l’affanno nel mettere ordine in quei problemi, mentre Ugo rimandava le attività, in attesa che quell’ordine si realizzasse.
Fra me e lui ci fu una piccola polemica epistolare, dopo che, in uno dei dibattiti che si tennero sulla vita della galleria, io proposi di liberare temporaneamente gli spazi occupati dalla raccolta, per utilizzarli con altre attività.
Per Ugo fu un colpo al cuore.
Mi scrisse una lettera:
Carissimo Tonino,
Mi chiedo con un certo turbamento se avessi sufficientemente meditato sulla tesi che hai sostenuto l’altra sera sullo smantellamento della rassegna d’arte contemporanea.
Riassunta, la tesi era codesta: “poiché il braccio di ferro fra te e l’Amministrazione, per l’annessione dei locali della biblioteca, ha portato alla paralisi della Galleria, è bene che il Comitato direttivo decida lo smantellamento della rassegna d’arte contemporanea e metta fine alla situazione di stallo”.
Perché ne scrivo? e proprio a te?
Il motivo è che non riesco ad attribuirti una simile logica.
Per sostenere tesi del genere occorrerebbe assegnare all’attivo degli artisti (di quelli, ben inteso, in grado di comprendere l’importanza di ciò ch’è avvenuto in Sardegna nel marzo del ’75) ben altro che un trafiletto tuo o di Pantoli su un giornale!
Sono in mostra quotidianamente molti e vari modi di pronunciamento collettivo. Se n’è adottato qualcuno?
Dire che non servirebbe a niente prima di sperimentarli, in una situazione così grave, è comodo ma poco soddisfacente per persone del tuo tempo.
Nel momento in cui la mia volontà, troppo a lungo frustrata, poteva essere corroborata da quella di membri responsabili del Comitato direttivo (assecondati dalla Commissione consiliare alla P. I. che si è dichiarata pubblicamente favorevole alle mie istanze: vedi interrogazione Abate), si cerca di farlo esordire con una calata di bragie!
Eppure tu dovresti renderti conto di quali difficoltà si troverebbero a giustificare di fronte ai vari Pomodoro, Aricò, Spagnulo, Agnetti etc. etc. il trasferimento delle loro opere nei sordidi bunker di Monte Mixi!
Ma prima di loro io stesso la considero un’imperdonabile infamia.
E spero fermamente che solo un incompleta esame degli elementi della situazione ti abbia indotto in un errore per il quale con sommo dispiacere, non troverei altrimenti alcuna giustificazione
Ugo Ugo
Gli risposi così:
Cagliari, I3 febbraio I978
Caro Ugo / nella tua lettera m’è parso di cogliere lo smarrimento di chi si sente solo e abbandonato da tutti. Credo che ti sia spaventato più del necessario: sai bene che, da parte mia, non esiste alcuna intenzione di contribuire ad affossare il tuo lavoro.
Detto questo, però – e proprio per l’amicizia che ci lega – non riesco a nasconderti una certa perplessità circa la tua pervicacia nel perseguire un piano che – nei fatti ma, forse, anche nell’impostazione – risulta perdente.
A me sembra che sperare ancora nella sensibilità dei nostri amministratori sia un’ipotesi da abbandonare al più presto.
Tu credi che, ad avallare il tuo operato, basti chiamare a testimoni gli addetti ai lavori più illustri.
Ma dimentichi che la loro credibilità risulta testimoniata solo da te: la rozzezza dei nostri amministratori, infatti, deriva anche dal fatto che essi sono ignari (chi è questo Maltese? È uno di cui ci parla sempre Ugo).
Di tanto in tanto, tu ti senti gratificato, se io o qualcun altro interviene sul giornale, per riproporre i problemi della galleria.
Ma dimentichi che la rozzezza dei nostri amministratori deriva anche dal fatto che la loro corazza è capace di metterli al riparo persino dagli interventi sul giornale – ben più sentiti dei nostri e ben più seguiti dai lettori – relativi all’erogazione dell’acqua.
Allora, che fare?
Secondo me, non bisogna più offrire la possibilità di sfuggire alle pressioni che, pure, è ancora possibile esercitare.
Ti spiego cosa intendo dire.
Affinché non diventi una tomba, la galleria deve fare delle “cose”. Su questa necessità trovi d’accordo tutti, anche coloro che possono non condividere le tue scelte di politica culturale. Ma, se poni come pregiudiziale la messa a punto di nuovi locali, il problema viene surrettiziamente riproposto in questo modo: “Ma cosa vuole questo Ugo?”, “Pensa, vuole i locali della biblioteca! Ah! Ah!”.
Delle “cose” da fare, ovviamente, non si parla neppure.
Poiché mi rendo conto di questi meccanismi e poiché mi rendo conto delle pressioni che possono esercitare altre forze (ti dicevo “Sardegna da salvare” e non è proprio uno scherzo: vuoi mettere i problemi di Molentargius, con i nostri?), io sono del parere che pregiudiziale non debba essere la messa a punto di nuovi locali (che non arriveranno, purtroppo), ma una prima “cosa” da fare e poi un’altra e un’altra ancora. E non smantellando, come dici tu, ma usando con più razionalità gli spazi esistenti, smontando e rimontando, quando è necessario, e proponendo alla gente i problemi dell’arte, come consuetudine.
Insomma, caro Ugo, bisogna che ci ficchiamo bene in testa che i nostri non sono problemi irrilevanti solo agli occhi degli amministratori ignoranti.
E non potrebbe essere diversamente: chi mai ha sensibilizzato i nostri concittadini?
E perché mai dovrebbero avere bisogno delle nostre cose?
Io credo che, finché non sarà la gente a premere, i nostri amministratori non avranno motivo di temere i nostri incazzi (ma neppure gli incazzi – se mai ci saranno – di un comitato direttivo).
E la gente premerà (?), se cominceremo a fare delle “cose”, anche piccole, anche in spazi ridotti, anche smontando e rimontando.
Sarebbero modi per non far ridere quelli dell’Unione, ogni volta che qualcuno di noi propone una seduta spiritistica sulla galleria comunale.
E sarebbero modi per sensibilizzare i compagni i quali, anche loro, se non vedono “movimento”, preferiscono occuparsi d’altro.
Va da sé che il comitato direttivo deve farsi carico di tutto il problema, in una prospettiva articolata e non deve, quindi, esordire con una calata di brache. Siamo tutti d’accordo che l’esigenza di locali più adatti non è frutto della tua fantasia.
Però, bisogna fare attenzione a non illudersi che il problema, assunto dal comitato direttivo, acquisti una valenza maggiore e, soprattutto, che vengano a cadere automaticamente tutte le remore che conosciamo.
Non pensare, insomma, che al comitato venga un’autorità maggiore della tua (tu hai fatto delle cose, loro non ancora).
Anche il comitato avrà bisogno di spinte esterne e non vedo perché mai dovrebbe essere ascoltato più di quanto non si ascolti te.
Ti abbraccio
Oltre all’attività della galleria, Ugo doveva badare che la sua raccolta non venisse inquinata da acquisizioni fatte sottobanco dagli amministratori di turno, sempre disposti a elargire favori a parenti e amici.
In occasione di una di quelle invasioni, mi chiese di spedire ai giornali una lettera di protesta, e io la spedii:
Cagliari, 20 maggio I968
Lettera aperta al direttore della pinacoteca comunale
Dall’albo pretorio, risulta che il Comune di Cagliari ha acquistato, per 250.000 lire, da un privato, un dipinto.
Non è nostra intenzione criticare il valore dell’opera in questione, ma esprimerLe tutto il nostro disappunto e lo sdegno, per la beffa di cui tutti ci sentiamo oggetto.
Dalle colonne di questo stesso giornale, non molto tempo fa, traspariva chiaramente un appello a tutti gli artisti (non solo sardi) perché contribuissero a rifornire gratuitamente le sale della Pinacoteca comunale.
Anche i firmatari della presente non si dimostrarono insensibili agli sforzi finanziari che l’Amministrazione comunale affrontava per il riattamento dei locali della Pinacoteca e risposero generosamente, regalando al Comune povero l’opera che ritenevano migliore e più rappresentativa.
Non ci risulta che la questua sia finita e che, anzi, alcuni artisti del Continente, di fama internazionale, si apprestano a fornire una loro opera gratuitamente.
Le domandiamo se si rende conto della gravità del Suo comportamento, considerando peraltro, che non pochi personaggi di chiara fama hanno interposto le amicizie personali, là dove la questua si presentava difficile.
Le domandiamo altresì quali motivi L’abbiano spinta a rinunciare a ulteriori donazioni, dal momento che appare poco probabile riuscire a darla ancora da bere con la storia del Comune che non può pagare.
Ma, nel caso Ella fosse estranea, come vorremmo sperare, a quanto lamentiamo, non avesse, cioè, proposto l’acquatto, come vuole il regolamento (art. N.6), ciò dovrebbe essere confermato dall’intervento da parte del Comitato di Controllo sugli Enti Locali.
Tanto, per consentirLe di condurre a termine la questua, senza che gli artisti le sbattano la porta in faccia.