Un giorno verso la fine del futuro.

Il fianco del monte fin d’allora aveva la sua strada, come scavata dalla pioggia nella marna azzurra e anticamente scalfita dal transitare dei muli in fila indiana, che provenivano dal porto di Savona, sia di giorno che di notte; quasi in cima alla salita vi era l’officina del maniscalco e il posto di cambio dei muli stanchi…

Come storia autografa breve avrebbe dovuto metterla sulla carta fidandosi del suo senso pratico…  fortunati i costruttori di sistemi pessimisti. Non solo si rifugiano in quello che hanno fatto, ma si compiacciono pure di quello che hanno spiegato, e si includono nel dolore universale.

Ogni fatto si verifica secondo una logica sconosciuta ma tutto questo segue una meccanica che non tiene conto della vita. Mentre questo è quello che succede mentre noi siamo impegnati a fare altro. Non ha regole precise, avviene che si sviluppi o muoia senza apparenti motivi seguendo solamente una casualità che non possiamo spiegarci. (Fernando Pessoa)

Il confine passava dunque in mezzo al fossato Crosa, presso il ritano che scende dalla Rocca degli Allodi fino al fiume Bormida e, più precisamente:  “andando dal fiume Bormida entrando per il fondo del fossato dell’Uomo Morto fino ad un termine che è in un appezzamento di castagneto di Morrocco e andando da detto termine sopra il costiolo dove l’acqua spiove verso Cairo è di Cairo e come piove e scende l’acqua verso Rocchetta sia di Rocchetta fino al termine che è in detto costiolo.”

I buoni propositi e i sacrifici spesso non trovano risposta positiva e sembrano mettere a dura prova la buona fede; per questo occorre affrontare con fiducia e costanza il nostro futuro senza illusioni, pronti a fronteggiare delusioni, asprezze, contrasti.

Bruno Chiarlone Debenedetti

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