Un volto non è un ritratto

Un volto non è un ritratto

“Durante un banchetto gli gettarono degli ossi, come a un cane.
Diogene, andandosene, pisciò loro addosso, come un cane”.
Dioegne Laerzio, “Vita di Diogene il cinico”

Studi sulla percezione visiva di neuroscienziati, hanno mostrato quanto siano importanti i volti nei linguaggi dell’arte.
Il cervello umano dedica spazio maggiore al riconoscimento del volto rispetto a qualunque altro oggetto visivo.

“Studi sulla percezione visiva di neuroscienziati, hanno mostrato quanto siano importanti i volti nei linguaggi dell’arte. Il cervello umano dedica spazio maggiore al riconoscimento del volto rispetto a qualunque altro oggetto visivo.”

Il cervello possiede sei regioni specializzate nel riconoscimento dei volti che si collegano alla corteccia prefrontale, nella corteccia prefrontale si trova l’area dedicata alla valutazione di ciò che è bello e/o morale, l’area che decide sul da farsi operativo nelle relazioni; le sei regioni specializzate del cervello si connettono anche all’amigdala la regione del cervello che orchestra le emozioni, capite nel nome di questo quanto sia stato rivoluzione e realmente naturalistico e fisiologico l’approccio espressionista degli artisti dei primi del novecento?
Il volto comunica una quantità impressionanti di dati oltre l’apparire e l’apparenza, ti pone dinanzi a stati emotivi e processi cognitivi e l’artista è messo in condizione di poterli sintetizzare, nei primi del novecento la missione di artisti che studiavano la psiche era dipingere caratteri e non volti.

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