UNA GUERRA CIVILE CHE (FORSE) NON C’E’

DIALOGO SU UNA GUERRA CIVILE CHE (FORSE) NON C’E’

Riassumo un dialogo a 3 avuto con F, ragazzo di 27 anni che fa il commerciale per un’azienda, e G, ragazzo 30enne che lavora per una finanziaria.

L’incipit è un’esperienza-esperimento di F

per 2 mesi (60 giorni) non ha guardato tv né ha aperto i social, si è limitato a girare per lavoro e andare a locali ascoltando la gente parlare.

F: “Volevo raccontarvi questo: per 2 mesi non ho guardato la tv né aperto internet.

Ho un’impressione, ma non so se sia giusta: la guerra che sembra esserci è tutta virtuale.

Nella realtà non c’è tutto questo conflitto”

G: “Forse. Io credo siamo la società più pacifica della storia a livello pratico, i reati violenti, le guerre, ecc sono in costante calo da 70 anni”

Io:

“Certo, questo in Occidente. però io ho un’altra teoria: la violenza non è diminuita in sé, è diminuita nella realtà per aumentare esponenzialmente nel virtuale.

Abbiamo svuotato il conflitto dei corpi per aumentare quello delle menti”

G: “No, sei troppo pessimista.

Il conflitto virtuale è una farsa.

Quante persone conosci che ti attaccano su fb che poi nella realtà ti brucerebbero la macchina, prenderebbero a sprangate o ti sparerebbero alle spalle nella realtà?”

Io: “Nessuna, appunto.

Quando incontro quelli che dicono di “odiarmi” su fb, o mi evitano o fanno finta che non abbiamo mai litigato sui social”

F: “Esatto, è quello che ti sto dicendo.

Nella realtà il conflitto non c’è, o c’è per cose pratiche.

Come i soldi.

Non per le idee, nessuno si ammazza più per strada per motivi politici”

G:

“Perché non c’è conflitto reale.

Tutti vogliamo la stessa cosa: il benessere e il consumismo. Abbiamo solo idee diverse su cosa metterci sopra.

C’è chi ci vuole i diritti trans chi il matrimonio in chiesa, ma sulla cosa essenziale siamo tutti d’accordo”

Io: “Nì. Le divisione politiche rimangono forti, ma servono per creare tribù. Per confermare identità.

Ma sono identità deboli, che non sono disposte a morire per i propri totem”

F: “State andando su cose troppo complesse. Io sto dicendo che se accendi i tg o fb sembra siamo in guerra.

Sembra che quando camminiamo per strada stiamo con la pistola in tasca per paura che il nostro vicino o il collega di lavoro ci ammazzi perché votiamo Salvini invece di Zingaretti.

Invece nulla: nella realtà pochissimi parlano di politica, io il 90% dei discorsi che sento sono su soldi, vacanze e cose così.”

G:

“Infatti la politica, come la religione e la letteratura sono roba da scontri fra intellettuali e aspiranti intellettuali.

Fuori da quei giri alla gente non frega nulla.

Vogliono i soldi”

Io: “Quindi secondo voi siamo veramente alla fine del conflitto fra umani, almeno in Occidente?”

G: “Secondo me se facessimo una leggere seria contro l’hate speech e le fake news sì.

Praticamente il massimo del conflitto sarebbe il “fanc*lo” che mandi a quello che ti sorpassa”

F: “Secondo me va bene così. Tenere le persone ad abbaiarsi addosso come pitbull sui social, mentre nella realtà ognuno si fa i fatti suoi”

Io: “Per me la violenza è sempre quella.

Solo che adesso è psicologica, ti logora dentro fino a spingerti alla solitudine e al suicidio.

La violenza reale l’abbiamo relegata al Terzo mondo e alle periferie delle città, come le auto vecchie e i vestiti fuori moda”

G: “A me sembra che non credi abbastanza nel progresso”

F: “Per me è indifferente dove stia, io so solo che dove vivo io non c’è. E mi basta”

Federico Leo Renzi

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