UNA PIETRA TOMBALE SUL DIBATTITO PUBBLICO

INDIGNAZIONISMO E PATETISMO: L’OVERDOSE DI EMOZIONI CHE HA MESSO UNA PIETRA TOMBALE SUL DIBATTITO PUBBLICO

Sono note le dichiarazioni di Andrea Bocelli al convegno organizzato da Sgarbi al Senato ieri.

Se le parole del tenore toscano non hanno alcun elemento d’interesse, avendo descritto la sua mera esperienza personale, ad essere emblematiche INVECE sono le reazioni alle sue dichiarazioni.

Una parte dei prolockdown si è indignata, scrivendo a fiumi d’insulti e battute sarcastiche sulla sua cecità, parte che ricordiamo si erige a paladina di ogni minoranza e fragilità sociale, almeno finché questa rimane zitta o si limita ad annuire a qualsiasi esternazione dei suoi sopramenzionati difensori; un’altra parte invece ha elaborato una strategia in apparenza più soft e democratica, ma altrettanto insidiosa:

migliaia e migliaia di racconti patetici sui propri familiari/amici/conoscenti morti o pesantemente devastati dal COVID, racconti che dovrebbero impietosire il lettore e fargli provare empatia verso il narratore, ma che non dicono nulla sul lockdown, l’evitabilità o meno del contagio, la gestione dello stesso da parte del governo e delle autorità mediche… cioè non forniscono nulla di utile al dibattito collettivo e quindi non servono ad alcuna discussione politica.

Le dichiarazioni di Boccelli hanno dato quindi la stura a due fenomeni ormai endemici del nostro dibattito pubblico, che lo stanno rendendo ormai completamente inutile:

L’INDIGNAZIONISMO:

ossia l’indignarsi sui social per le dichiarazioni di un politico, un attore, uno sportivo, ecc questo movimento ha talvolta dei suoi riflessi nel reale, il più noto è la nascita delle 6000 Sardine: un movimento web con succursale nelle piazze nato dall’indignazione per i toni della campagna politica di Salvini.

L’indignazionismo si contraddistingue perché non contestualizza, non discute, non argomenta, si limita a proclamare pubblicamente che i suoi aderenti si sentono umiliati e offesi da esternazioni altrui, non distinguendo fra esternazioni composte da insulti, da ragionamenti politici/sociali/culturali con cui non si è d’accordo, esperienze personali o battute.

L’indignazionismo è un mero fenomeno di reazione, reazione spesso scomposta e fine a se stessa, perché fondata sull’assenza di proposte alternative o addirittura è talvolta una semplice difesa del puro status quo.

PATETISMO:

Fenomeno giunto al suo apice grazie all’opera di influencer politici come Lorenzo Tosa, il patetismo è specializzato nel rispondere a qualsiasi problema con l’uso di storie edificanti, agiografiche o tragiche, narrate in modo da eliminare qualsiasi dibattito intorno al tema politico/sociale/morale trattato nella narrazione.

Il patetismo può narrare storie capitate ad altri (come fa spesso Tosa), in quel caso svolge il ruolo di bloccare sul nascere ogni forma di pensiero che non sia la completa adesione emotiva all’evento narrato, oppure postare storie accadute al narratore o a un suo caro, in questo caso la richiesta è di empatia, vicinanza e magari aiuto pratico…

Un’orgia di narcisismo che sfrutta eventi caldi del dibattito politico o sociale top trend sui motori di ricerca, detta semplice.

Il patetismo, al contrario dell’indignazionismo, non spinge ad uscire dal virtuale, esaurendosi totalmente nell’orgasmo empatico fra testo e emozioni suscitate nel lettore.

Se notate il 90% del nostro dibattito pubblico ruota intorno a questi due poli: il restante sono lunghi e poco seguiti dibattiti su argomenti tipo… come riassorbira i 2 milioni di nuovi disoccupati il governo in autunno?

Questioni oziose, dato che nelle postdemocrazie il cittadino non si occupa di problemi economici o sociali, ma di comunicazione social, sentimenti e storie.

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