Valutare l’Arte (2)

                                                   Valutare l’arte (2)                                                                                                              painnet.blade@email.it

    Nei vari post sul linguaggio disperso, in questo blog, si è affrontato  il problema dei linguaggi dell’arte,  ma il punto di partenza del  dibattito ha preso avvio da  quello che a un occhio distratto potrebbe apparire come un paradosso: la possibilità di valutazione di un’opera d’arte. Col paziente Mimmo Di Caterino, artista e docente del liceo artistico Foiso Fois di Cagliari, ho intrapreso questo animata diatriba che ora si allarga ad altri settori della cultura.

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Valutare l’arte (1)

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Premesso che, ‘valutare l’arte’  non significhi affatto, come qualcuno pensa, ‘attribuire  voti’,  ho inteso porre a confronto il parere di due professionisti della parola scritta e parlata, due studiosi di diversa natura, carriera e percorso professionale: il semiologo Lorenzo Renzi e il celebre scrittore  Umberto Eco, anch’egli docente di semiologia.  Il primo si esprime qui in merito alla poesia, il secondo  – attraverso una semplice lettera – fornisce il suo punto di vista e una serie di consigli in merito alla possibilità di valutare un’opera letteraria. Per motivi di laconicità  posterò inizialmente il contributo del professor Lorenzo Renzi,  mentre la prossima settimana seguirà il testo dello scambio epistolare fra Umberto Eco e lo scrittore esordiente Simone Bartoletti, in un documento vecchio di qualche anno ma ancora attualissimo. Concluderemo questo argomento con un terzo lavoro del Prof. Luca Pareschi che, in seguito ad un’accurata indagine ed a un’interessante sequela di interviste, porterà alla nostra attenzione i pareri e  metodi di classificazione adottati dagli editor delle principali case editrici italiane.

Il pensiero di Lorenzo Renzi appare, a mio avviso, come una voce fuori dal coro degli esponenti più titolati del circolo intellettualistico nazionale.  Nel rivedere alcune sue convinzioni, oltre ad una umiltà non comune,  possiamo constatare la  una grande sensibilità verso una questione delicata da cui si abbevera l’ideologia e l’autorità dei cattedratici. Ma lui al contrario di tanti (compreso il sottoscritto) si dimostra  troppo elegante per da corpo a una polemica. Un tal maestro di equilibrio  non si sognerebbe neanche lontanamente di affermare che il film L’attimo fuggente di Peter Weir (interpretato dal celebre Robin Williams), sia una ‘cagata pazzesca’, cosa che faccio brutalmente io. Lui, come detto, è un moderato.

Dato per scontato  che tutti ricordiamo la scena in cui  il professore Keating  risolve la questione dell’analisi poetica (egli strappa una pagina in cui si analizza una poesia , dichiarando l’inutilità di una tal operazione e suggellando  così il principio di non-classificabilità dell’arte. .),  ho deciso di  presentare la proposta analitica del professor Renzi che proverà a confutare la posizione del Keating cinematografico.   .

Il professor Lorenzo Renzi  raccontò di aver un giorno ricevuto nel suo studio padovano la visita di un’insegnante di un istituto superiore, che gli chiedeva di relazionare ad una conferenza di insegnanti. La conferenza – gli suggeriva – non dovrebbe trattare di godimento e di comprensione, ma fornire agli insegnanti un metodo per interpretare e concepire una analisi critica oggettiva delle poesie.

– Un metodo? Chiese il professore.

– Sì, – gli spiegò la giovane insegnante – un procedimento, una serie di operazioni con cui in prima istanza un insegnante e in seconda istanza un ragazzo, possano affrontare un testo poetico. Un metodo valido per ogni testo poetico, cioè un metodo che permetta di scrivere qualcosa di sensato su ogni testo poetico.

Automaticamente al professore venne in mente il titolo di un saggio di uno studioso inglese, J.M.H. Sinclair: Taking a poem to pieces. “Fare a pezzi una poesia” .                                                                                                                             – Questo si può pure fare; ma dopo averla fatta a pezzi, trovarne automaticamente un’interpretazione, no, questo non mi pare possibile. Posso fare l’analisi grammaticale di un testo, non l’analisi poetica. Che possa esistere un’analisi poetica non mi sembra.

L’interlocutrice insistette :

– Ma tutti i testi poetici non presentano forse dei tratti comuni?

– Questo sì –  Ammise lui.

– Allora non si potrebbero cercare prima di tutto questi?

Il professore cominciò a pensare che la giovane insegnante potesse avere più ragione di quanto credeva al principio.

–  Non mi sento tuttavia ancora maturo per dare una risposta nei termini che lei ( e forse anche il lettore di questo spazio on-line) mi chiede: una risposta che sia una ricetta. – Insistette, ma cominciò a riflettere sul fatto che il problema dell’insegnamento, anche una volta che si ammetta che esiste una poesia fuori della scuola e una dentro la scuola, consiste nel come trattarla, che uso farne. Come lavorare insomma sulla poesia?

Egli  provò a fare qualche osservazione a proposito.

– ‘La poesia presenta nella sua grande maggioranza un carattere comune evidente: l’organizzazione formale regolare, cioè il carattere “metrico”. (Beninteso, non solo i prodotti poetici sono composti metricamente: anche forme non-poetiche, dall’ arcaico indovinello al moderno slogan, sono composti metricamente). La critica formalistica e strutturalistica recente, hanno mostrato che i testi poetici presentano, oltre a questa regolarità, anche sub-regolarità, sia della forma che del contenuto, e che indagandole possiamo spesso scoprire dei nuovi sensi, o dei sensi profondi, di queste poesie.                                                                                                                                 Altro aspetto della poesia è il suo spiccato carattere simbolico. Questo carattere è generale, ma certo è più visibile in certe poesie, e in certe correnti o scuole poetiche, che in altre. Certe poesie di poeti italiani contemporanei, come Giudici, Cattafi e Erba, pressoché sprovviste di caratteri metrici, sono tali per il contenuto interamente simbolico. La poesia consiste nella metaforicità dell’intero testo. Al polo opposto c’è una poesia dal contenuto oggettivo, in genere narrativo, sostenuta da una metrica regolare, densa di artifici formali. Anche molta poesia popolare e orale ha questo carattere: e ci si stupisce, a torto, del rigore e della fantasia dei suoi artifici metrici e formali.   Si può addirittura pensare a una compensazione, e a un dosaggio proporzionale di questi due caratteri. C’è una poesia con metrica rigorosa, e basso tasso di metaforicità, e c’è al polo opposto una poesia con poca metrica, ma ad alta metaforicità. Nella prima la bella forma pare inviti ad essere osservata: si è parlato di messaggio centrato su se stesso, autoreferenziale (Jakobson). Non conta ciò che dico – sembra dire il testo –, conta come lo dico. Nello stesso modo, in un quadro, il fatto che vi sia rappresentato un clown o Cristo flagellato è meno importante della disposizione delle linee e dell’incontro dei colori. Nella poesia più simbolica l’essenziale sembra essere invece ciò che non è detto, ma che è oltre il testo: il suo messaggio simbolico.Il professore propose quindi di valutare le poesie secondo questi due parametri. Tasso metrico e tasso simbolico.   Leggo in questa chiave due poesie moderne che appartengono piuttosto al secondo tipo (poca metrica, molto simbolo): Vie dangereuse di Blaise Cendrars (del 1927, in Feuilles de route) e Via Stilicone di Giovanni Giudici (del 1984). Cendrars:

Vie dangereuse:

Aujourd’hui je suis peut-être l’homme le plus heureux du monde

Je possède tout ce que je ne désire pas

Et la seule chose à laquelle je tienne dans la vie chaque tour de l’hélice m’en rapproche

Et j’aurai peut-être tout perdu en arrivant

 

Vita pericolosa:

Sono forse oggi l’uomo più felice del mondo

Possiedo tutto quello che non desidero

E alla sola cosa alla quale io tenga nella vita ogni giro dell’elica mi ci avvicina

E avrò forse perduto tutto arrivando

In questa poesia di B. Cendrars non c’è metrica. Poesia senza metrica vuol dire senza rime, senza ritorni regolari di accenti. Apparentemente, è vero, ci sono dei versi, ma in realtà esistono solo tipograficamente. La loro lunghezza esagerata, del resto, la attribuirei al tentativo di evitare che un verso metrico vero salti fuori, come può avvenire facilmente, per caso. Si tratta chiaramente di una provocazione, cioè di un tentativo, tipico di quegli anni di Cubismo, di Futurismo e di altre correnti rivoluzionarie, di fare della poesia con mezzi antipoetici. Cendrars spara a zero contro i due criteri che ho evocato. Contro i valori simbolici mobilita la più totale prosaicità del contenuto. Per es.:

Diner en ville

Mr. Lopart n’était plus à Rio il était parti samedi par le “Lutetia”

J’ai diné en ville avec le nouveau directeur

Après avoir signé le contrat de 24 F/N type Grand Sport je l’ai mené dans un petit caboulot sur le port

Nous avons mangé des crevettes grillées…

 

Cena in città

Il sig. Lopart non era più a Rio era partito sabato con il “Lutetia”

Ho cenato in città col nuovo direttore

Dopo aver firmato il contratto di 24 F/N tipo Grande Sport l’ho portato in una piccola osteria sul porto

Abbiamo mangiato dei gamberoni alla griglia

Che cos’è ciò che chiamiamo un contenuto prosaico? È qualcosa che non ci riesce di metaforizzare a nessun costo. Sfido chiunque a trovare un valore simbolico in quel contratto e in quei gamberoni alla griglia!

Ma nel poemetto in cui versi come questi e Vie dangereuse si trovano gli uni accanto agli altri, Vie dangereuse è un grumo di poesia. E questo perché la sua oscurità ci invita a interpretare il testo come una metafora.

La poesia ci presenta uno stato d’animo contrastante con la sua motivazione; si è felici di avere ciò che non si desidera; ci si avvicina all’essenziale, e questo provocherà la rovina. Ma di che cosa questo stato di cose può essere la metafora? Ma delle contraddittorietà della condizione umana in generale, e dell’uomo moderno in particolare. E potremo qui cercare appoggio, per es., nella filosofia esistenzialista, che Cendrars, dati gli anni, non poteva conoscere, ma preannunciare sì. E quel “giro d’elica” del verso 3? Chi legge questa poesia nel contesto dell’intero poemetto, viene solo a sapere che il poeta è in viaggio per mare sulla costa del Brasile, in crociera. L’elica è, quindi quella di un bastimento. Un viaggio non pericoloso, dunque: è la vita, come dice il titolo della poesia (Vie dangereuse), non il viaggio che è pericoloso, il viaggio è una banale crociera. Chi legge questa poesia nel suo contesto è portato, diciamo, a stralciarla e a fare come chi la legga isolata: nel contesto non dà un senso concreto; proviamo dunque in isolamento a considerarla come una metafora della condizione umana.La vaghezza della metafora è il risultato di un esame negativo di altre possibilità. Notate che la poesia può sembrare un indovinello: chi è la persona più felice del mondo?(Quella che possiede ciò che non desidera.)                                                              Prima di chiudere quest’abbozzo di analisi, – Osservò Renzi – voglio accennare alla doppia direzionalità del confronto tra un autore antico e uno moderno. Paragonare Cendrars a Petrarca ci può servire a chiarire a fondo il carattere di enigma frustrato che ha la poesia di Cendrars. In lui c’è un enigma senza soluzione. Ciò che al poeta medievale pareva un problema, al poeta moderno sembra un mistero. Ma si impara qualcosa anche a cambiare la direzione del confronto, e cioè a paragonare un antico con un moderno. Roberto Longhi, il grande storico dell’arte, usava paragonare Giorgione a Manet, Tiziano a Renoir, Ercole de’ Roberti ai cubisti, non viceversa. Nel nostro caso (e non solo)  il confronto ci aiuta meglio a notare il carattere paradossale della rappresentazione.

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Per il momento mi fermo qui. Le righe  riportate in questo contributo mi inducono a seguire il senso analitico del discorso portato avanti dal professor Lorenzo Renzi che credo, con i dovuti distinguo, possa estendersi anche al mondo dell’arte figurata.

Per chi volesse documentarsi meglio:

Lorenzo Renzi, Come leggere la poesia, Il Mulino, Bologna 1987.

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwimnKCbqsLSAhVkJMAKHUb2ABwQFgg0MAM&url=http%3A%2F%2Fwww.lorenzorenzi.info%2F&usg=AFQjCNERLOL_KzautVLclO4YsBfQkMEEkQ

 

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