VENDERSI AL TEMPO DELLA PESTE

VENDERSI AL TEMPO DELLA PESTE

Ieri ho incontrato un cliente in centro a Padova.
Il cliente in questione non è vaccinato, gestisce un commercio online in proprio da prima della pandemia, e si è rivolto a me per impostare una campagna marketing che faccia crescere il suo business.
Avendo elaborato un piano che comporta una notevole spesa per lui, mi ha chiesto di vederci di persona prima di darmi l’ok a procedere.
Ci siamo visti fuori dal un centro culturale, dato che lui non avendo potuto fare il tampone (le farmacie avevano esaurito il prodotto a causa delle recenti festività) non aveva il green pass.
Dall’inizio della pandemia lui esce raramente, e dopo l’istituzione del green pass praticamente non esce più, comprando tutto quello che gli serve online.
Io invece avendo doppia dose di vaccino (fra poco farò la terza) ed essendo un libero professionista mio malgrado devo girare per incontrare i clienti.
Ma non è questo l’interessante.
L’interessante è che il cliente mi ha trattato come un appestato: abbiamo parlato seduti ai due lati opposti di una panchina doppia per circa due ore, con le mascherine FFP2 alzate.
Il perché di queste precauzioni impostemi da lui sono semplici: da vaccinato io giro, prendo i mezzi pubblici, incontro clienti, talvolta esco pure di città con i treni regionali, il tutto senza mai essermi fatto un tampone (non ne faccio uno da circa un anno).
Non ho idea se nel frattempo ho preso il Covid o meno, né se avendolo preso e non essendomene accorto ho infettato qualcuno.
Ecco quindi che ho discusso di lavoro fuori al gelo, con la mascherina che rendeva incomprensibili metà delle mie parole, con davanti una persona che mi deve affidare soldi ritenendomi una potenziale minaccia per la sua salute.
Nei prossimi giorni devo incontrare un altro cliente, per discutere con lui un lavoro che se andasse in porto mi sistemerebbe economicamente per tutto il 2022.
Da due settimane scriviamo per vederci, e da due settimane rimandiamo per la questione contagi.
Una volta entra in contatto con un positivo lui, un’altra volta sono io che scopro che una persona che ho incontrato ha avuto lo stesso giorno o il giorno dopo mal di gola, dolori alle ossa, qualche linea di febbre.
In questo caso siamo entrambi vaccinati (io due dosi lui tre) ma siamo anche entrambi liberi professionisti ed entrare in contatto con un positivo significa perdere giorni preziosi di lavoro.
Oggi abbiamo raggiunto un accordo di massima: facciamo i test rapidi, e se risultano negativi, ci troveremo in un parcheggio di un negozio dopo l’orario di chiusura per parlare, evitando così il pericolo di un luogo chiuso.
Questa è la mia vita lavorativa da circa un anno, e questi sono solo un paio di esempi di che vita fa un libero professionista per portare a casa la pagnotta all’epoca del Covid.
Noi non abbiamo nessun ammortizzatore, aiuto, né facilitazione dallo stato (e ci mancherebbe, del resto si sa che non siamo né lavoratori né cittadini), per non parlare di quanta simpatia riscuotiamo presso gli altri lavoratori. Però campare dobbiamo campare, e quando si tratta di soldi bisognerà pur sapere a chi li affidi… siamo costretti a continuare a venderci in mezzo alla peste.
Federico Leo Renzi
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