Vera Bugatti: Responsabilità! La tecnologia è solo uno strumento.

 

 

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Vera Bugatti: Responsabilità! La tecnologia è solo uno strumento.

Vera stamattina sono passato in Piazza del Carmine a Cagliari, ed è stato bellissimo vedere turisti e residenti scattare fotografie e farsi dei “Selfie” con il tuo lavoro di sfondo.

Quanto sarebbe bello e quanto è utopico, immaginare città con Musei a cielo aperto, dove la comunità interagisce direttamente con i lavori degli artisti che risiedono e che ospita?

Il tuo lavoro da questo punto di vista, mi sembra contribuisca a disegnare una frontiera “altra” possibile…

L’arte urbana è in primis pubblica (non mi riferisco solo ai luoghi che abita ma alla sua dimensione sociale e collettiva), è uno strumento di comunicazione di massa diretto verso un pubblico eterogeneo di cui solo una minima parte è costituita dai frequentatori dei musei.

Il messaggio visivo della street art non ha confini linguistici e il suo impatto valica spesso le barriere culturali.

E’ stato così in Piazza del Carmine a Cagliari, crocevia di voci e tradizioni fra le più disparate.

Eppure tutti, dal più titubante allo spavaldo, si sono avvicinati curiosi al mio cavalletto per sbirciare attraverso la lente.

Tutti gli occhi hanno restituito sorrisi e si sono preoccupati per l’arrivo della pioggia che avrebbe distrutto il mio disegno.

Hanno pazientato, anche i bambini più agitati.

E nessuno ha toccato l’opera, coperta da un telo durante la notte.

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Che tipo di interazione hai trovato da parte di Cagliari e dei passanti in P.zza del Carmine mentre realizzavi il tuo “pezzo”?

Te lo chiedo perché l’effetto del “prodotto” è stato strepitoso, mi chiedevo come e quanto la comunità ha interagito durante il processo creativo…

Come ti dicevo l’accoglienza è stata calorosa, soprattutto a partire dal sabato pomeriggio, quando il disegno ha cominciato a mostrarsi. All’inizio tanti sono rimasti seduti sulle panchine, poi pian piano uno dopo l’altro si sono avvicinati facendo domande.

Un ragazzo yemenita ha mandato un filmato alla sua famiglia.

I senegalesi si muovevano in gruppo con la musica nelle orecchie.

Una mamma cinese ha recuperati i suoi 4 figli che posavano nel disegno, si erano sporcati.

Bimbi, di diverse nazionalità, continuavano a chiedere, con accenti diversi: “E’ finito?, Quando è finito?”.

Gli anziani facevano aggiornamenti sul meteo perché insomma “questa pioggia non doveva arrivare proprio oggi”.

Un signore di origini francesi mi ha dedicato una poesia.

Diverse persone sono tornate almeno tre volte per vedere l’avanzamento dell’opera, portando amici.

Cosa potevo chiedere di più?

Poi l’Unione Sarda e Rai3 hanno parlato del mio lavoro e il merito di questo va di certo alla regia dei fantastici ragazzi dell’Urban Center. Senza di loro, soprattutto senza Daniele Gregorini, non sarei mai approdata in quella piazza!

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l tuo lavoro è concepito come processo di condivisione virale (e vitale), perfettamente inserito in una dimensione 2.0, nella quale traghetta la classica tecnica a gessetto dei madonnari italici (veri street artisti popolari in Italia anche in tempi non sospetti), ma nello specifico sembri dire a chi guarda il tuo lavoro: attenzione, non dimentichiamo il media del libro. Avverti come un pericolo l’analfabetismo dettato da digital social sempre più pervasivi ed invasivo?

Sono una bibliotecaria e ti rispondo citando il titolo di un libro che mi è caro: “non sperate di liberarvi dei libri”.

E’ un’opera di Eco e Carrière, due geni fedelissimi nella forza positiva del testo scritto, che ci rassicurano circa la futura sopravvivenza del cartaceo.

Il digitale è molto utile ed evita di pubblicare molti documenti che poi si rivelerebbero obsoleti (soprattutto a livello giuridico, amministrativo, manuali, vademecum etc..) ma in alcuni casi il cartaceo resta imbattibile.

Inoltre non si parla mai della conservazione del digitale, questione quantomai spinosa e da non sottovalutare.

Circa l’analfabetismo funzionale dobbiamo fronteggiare dati scoraggianti (pensa a Tullio de Mauro) collegati a molti fattori (i problemi del sistema scolastico, le difficoltà di inserimento lavorativo, l’incapacità di avere una posizione critica nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa) ma credo che la chiave stia ancora nell’educazione alla coscienza e alla responsabilità.

Poi ben venga la tecnologia, che è fondamentale, ma come strumento. Sarebbe come avere una bella casa con le porte e le finestre sprangate.

 

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