VIA LA PAURA DELL’ERRORE

VIA LA PAURA DELL’ERRORE

“Se nessuno si perde, chi troverà nuovi percorsi?”
Joan Littlewood

 

Un tentativo di comunicazione artistica ha sempre in dotazione dei pro e dei contro.
Quello che è importante, nell’elaborazione di un linguaggio o una ricerca artistica è la messa a fuoco della propria natura, bisogna enfatizzare se stessi.
Se si sa di potere correre più veloci di altri o di saltare più in alto, perché non tendere in quella disciplina a vincere le olimpiadi?
Quello che conta realmente, è che linguaggio e/o ricerca artistica, si muovano su una verità di fondo, se questo accade, quale dovrebbe essere il limite di adattabilità o di diffusione?
Impostare la propria ricerca, sullo screditamento di altre ricerche, sul talento o sul merito assoluto, non serve a nient’altro che a promuovere ciò che si vorrebbe dialetticamente criticare.
Attirare l’attenzione o vincere un premio non incide per niente, sullo sviluppo e la crescita di un artista.
Qualsiasi ricerca artistica può essere liquidata, in ogni momento, come spiazzante o sciocca, ma se non la si realizza, non esiste.
Difficile ragionare a partire da un progetto che non si riesce a comprendere, l’unica soluzione a dimensione artista, per tutelarsi, è costruire da soli la propria ricerca artistica, costi quel che costi.

“Qualsiasi ricerca artistica può essere liquidata, in ogni momento, come spiazzante o sciocca, ma se non la si realizza, non esiste. Difficile ragionare a partire da un progetto che non si riesce a comprendere, l’unica soluzione a dimensione artista, per tutelarsi, è costruire da soli la propria ricerca artistica, costi quel che costi.”

Quando non si riesce a risolvere un problema, di committenza o tematica artistica, vuol dire che non riesce ad evadere dalle regole impartite.
Kandinskij smette d’essere un dilettante e diventa un artista, senza mai essere stato un pittore, quando post quarantenne, scopre la musica in suo quadro capovolto, nasce in quel momento l’astrattismo lirico.
Fallimenti e partenze sbagliate, sono la base dei processi del fare arte, sbagliare è virtù dell’artista, mancare di spirito d’iniziativa è la negazione dell’arte.
Errare è un bene, quello che accomunava gli Impressionisti era soltanto il fallimento Accademico, insieme hanno rivoluzionato la Storia dei linguaggi dell’arte.
Sistemi e conve/inzioni culturali, sono traiettorie operative definite dal passato, Accademicamente nemiche dell’arte e della ricerca.
L’esperienza è sempre figlia di soluzioni trovate a problematiche passate.
Il Maestro Accademico o l’artista di mercato affermato, impigrendosi con l’esperienza sterilizza la sua creatività, evitate di farvi bollare come “Maestri”; Picasso voleva dipingere come un bambino e Renoir come se fosse canto d’uccello, perché sapevano che l’indiscutibilità delle conve/inzioni artistiche sono un cadavere in un pilastro di cemento, una lingua morta fuori dal tempo che chiede d’essere protetta in pensione in un Museo.
Un laboratorio non può spegnere menti creative, vuole dire coltivare presunzione ed arroganza, imporre una connotazione morale, prendere le distanze dalle “imperfezioni” del nuovo.

“Il Maestro Accademico o l’artista di mercato affermato, impigrendosi con l’esperienza sterilizza la sua creatività, evitate di farvi bollare come “Maestri”; Picasso voleva dipingere come un bambino e Renoir come se fosse canto d’uccello, perché sapevano che l’indiscutibilità delle conve/inzioni artistiche sono un cadavere in un pilastro di cemento, una lingua morta fuori dal tempo che chiede d’essere protetta in pensione in un Museo.”

L’etica del ben fatto, nell’arte, è figlia della pigrizia degli Accademici rigidi, che non ascoltano niente che non sia la conferma del sé.
Sbagliare per chi pratica i linguaggi dell’arte, non vuole dire futuro o passato, vuole dire presente, lo sapeva Leonardo quando sperimentava la tecnica dell’affresco nella sua “Ultima cena” nel Refettorio di Santa Maria delle grazie a Milano, la storia gli ha dato ragione, poche cose sono belle come sbagliare nell’arte.

 

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