Vincenzo Gaias ci ha lasciato

Vincenzo Gaias ci ha salutato ieri sera.
Figura storica dell’archivistica della sovrintendenza dei beni culturali di Cagliari, l’abbiamo conosciuto durante la lavorazione delle Sculture di Accademia Nuragica a Capoterra.
Un intellettuale serio e vero, uno storico, un uomo di cultura con una prospettiva di visione e capacità di lettura e analisi delle problematiche del mondo, e di quanto nel nome dell’arte e della cultura avviene (o non avviene) nell’area di Cagliari città metropolitana.
Un tesoro e un patrimonio di conoscenze, riusciva a veicolare e sdoganare con bonaria semplicità e una naturale attitudine alla relazione e all’ascolto empatico la sua cultura ampia e trasversale.
Riusciva a ragionare di tematiche e problematiche sull’arte complesse con tutti, senza mancare mai di rispetto a chi non riusciva a capirlo.
Meravigliosamente cortese e di buone maniere, non si capacitava di quanto e come certi tecnicismi della burocrazia e della politica, che si mette di traverso in chiave propagandistica s’arrogassero il diritto d’intralciare impunemente l’arte e la cultura.
In un mondo ad altissima densità di popolazione d’analfabeti funzionali e d’ignoranza massificata, che con imbarazzo e conflitti non risolti si mostra apparentemente colta, era una figura schietta, onesta intellettualmente e scomoda, dietro l’aria bonaria e benevola di chi s’intrattenga amabilmente con tutti con la sua pipa, c’era uno che sapeva cosa era lo studio e l’amore per lo studio.
Per me è come avere perso un fratello.
Non è semplice in questa vita e in questo momento della storia, incrociare nel proprio percorso, dei compagni di traiettoria, che sappiano quanto l’arte sia qualcosa di leggerissimo e pesantissimo da coltivare e tutelare in ogni momento del quotidiano, con il grosso sacrificio che questo comporta, un punto di riferimento, un sostegno e una nodale interfaccia per chiunque avesse voluto calarsi in profondità rispetto a certe dinamiche di salvaguardia di quello che oggi vuole dire memoria e patrimonio comune domani.
Mancherà moltissimo il non poterlo incrociare quotidianamente e ragionare sulle problematiche dell’arte e la vita con tutte le loro dinamiche mutazioni quotidiane, resta con noi il suo modello di vita, fatta di passione, studio, ricerca e interazione quotidiana, alla scoperta di quello che può avere un senso conservare per un domani e portare verso un futuro sempre più vacuo e indefinito.
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