Viva Arte Viva titolo della 57° Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea di Venezia.

Viva Arte Viva titolo della 57° Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea di Venezia.

La curatrice francese Christine Macel, ha scelto il titolo Viva Arte Viva recita lo slogan della 57° Esposizione Internazionale d’Arte, che vuole comunicarci come l’arte e la vita degli artisti siano uno strumento potentissimo per leggere la complessità del nostro paradossale universo contemporaneo.

Dal Padiglione Centrale dei Giardini fino all’Arsenale
Gli artisti invitati hanno riempito di opere , installazioni, video art sia interno che l’esterno degli spazi.
Lo spazio interno asettico, bianchissimo, è alterato da un pavimento rialzato in lastre di vetro: è questo la superficie di confine al di sopra e al di sotto della quale si muovono ragazzi di una bellezza atipica e disturbante che in una sequenza di performance esprimono violenza, erotismo, amore, repulsione e dipendenza. Anne Imhof.

Non faccio in tempo a guardarmi intorno che mi sento subito calato nel più tradizionale “spirito Biennale” grazie alla presenza di un’installazione impressionante collocata in pieno Canal Grande: si intitola “Support” la mega scultura di Lorenzo Quinn e rappresenta due mani gigantesche alte nove metri che sembrano sostenere l’hotel Ca’ Sagredo. E iniziamo subito ad annotare il primo dei tanti paradossi che a Venezia non mancano mai: l’opera, visibilissima, ha finito per rappresentare di fatto la Biennale di quest’anno che però non aveva acconsentito ad accoglierla ufficialmente tra i lavori esposti relegandola ad iniziativa privata. Una scelta fortunata per l’autore visto che sta riscuotendo un’attenzione planetaria grazie alla straordinaria location. E’ una installazione di alto valore simbolico e comunicativo.
Particolarmente piacevole la presenza di David Medalla e Adam Nankervis, direttore della London Biennale, artisti della performance e autori della installazione “Mondrian fan club”. Intervento sensazionale del maestro David Medalla dove cosparge e dissemina sui tre modelli, I 3 colori primari Rosso, Giallo e Blu.

L’invito performativo “Tavola Aperta” di Paulo Bruscky al Padiglione Centrale, la grande scultura di ceramica della coreana Yee Sookyung, l’installazione di Sisley Xhafa

Il Padiglione Italia dal titolo “Mondo Magico”, installazioni eccellenti con opere organiche delle sculture dell’artista Roberto Cuochi dove rappresenta il cristo in decomposizione e rinascita. Altri artisti sono Adelita Husni-Bey, Giorgio Andreotta Calò.

Evento collaterale Il ritorno trionfale, controverso, esagerato di Damien Hirst, l’artista vivente più celebre al mondo – o se non altro uno dei più quotati. Ha scelto proprio Venezia per esporre Treasures from the wreck of the unbelievable (tesori dal relitto dell’incredibile): dieci anni di lavoro culminati in una mostra monumentale che occupa Punta della Dogana e Palazzo Grassi, le sedi veneziane della collezione del magnate francese François Pinault, con centinaia di sculture in bronzo, cristallo e marmo di Carrara impreziosite con pietre, ori, giade e malachite.

Per ultimo il padiglione Tibet dove il curatore Ruggero Maggi ha invitato gli artisti tra cui Roberto Scala nel presentare elementi estremi con le bandiere Tibetane della preghiera.

Segnalo per ultimo il Leone d’oro alla carriera a Carolee Schneemann (USA).

Foto e scritto di Roberto Scala

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail