Voce di popolo non è voce di Dio?

Trattasi di una narrazione di pura fantasia, eventuali riferimenti a fatti e persone reale è da ritenersi puramente casuale.

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Un tempo m’interessavano favole e leggende folk come questa, legata a quella generazione di Maestri che millantava rivoluzioni artistiche (mai state) tra il sessantotto e il settantasette, cambiano i nomi, cambiano  le generazioni, ma tradizione e favole restano:

C’era una volta certo artista, che poi artista non era, certo aveva fatto qualche mostra nella città metropolitana del sud Italia dove si era formato e determinato (su traiettorie guidate) come artista e Maestro, mostre e interventi sempre banali: celebrava i Santi, le divinità e le comunità, le periferie, insomma un buon cristiano politicamente corretto.

L’artista in questione era docente in una certa Accademia da qualche parte d’Italia, aveva come gran parte dei Maestri di cattedra un suo regno di relazioni, nel nome delle quali pareva fosse riuscito a fare convertire una cattedra in un’altra, scavalcando in graduatoria un avente diritto, ma si trattava solo di questione di fede (San Gennaro e tutte le divinità dell’olimpo, anche calcistiche erano con lui)!

L’ordito passava  per i Santi, ma anche per relazioni diplomatiche affettivo amicali dietro le quinte (storie di complicità tra donne che per passare più tempo tra di loro, lavoravano per fare socializzare i propri compagni).

Si vociferava che l’avente diritto, un altro artista, che sull’eventuale cattedra millantava la priorità, subito il sopruso avesse dialogato con Maestri di quella cattedra moltiplicata per incantesimo (o miracolo?).

Qualcuno manifestava vicinanza, salvo poi sfilarsi dalle sue rimostranze, dichiarando di non avere avuto nulla a che fare con il consiglio Accademico che aveva preso tale decisione.

Consiglio Accademico che nel convertire la cattedra, per predisporre il rientro con rulli di tamburi e fanfare, dell’artista che cantava Santi e miti sportivi elevati a divinità, verbalizzava e approva all’unanimità, tutti favorevoli alla trasformazione di cattedra che per esserci mutava nome e classe di concorso, tutti tranne una, perché questa pareva essere una favola di donne…”

Ovviamente si tratta di una narrazione di pura fantasia.
Storie lontane nel tempo, storie e favole che non sono della mia generazione, come dite?
Certe favole sono ormai tradizione popolare culturale?
Voce di popolo non è voce di Dio?