Walter Bortolossi: Vergogna Artissima 2018!

ARTISSIMA 2018 : RECENSIONE ALLA BUONA (perché non vale la pena impegnarsi )

Inizierò parlando di due cose : una brutta e una bella.

Quella brutta è la Fiera che è la più brutta Artissima che personalmente abbia visto ma non la visitavo da diversi anni dopo aver partecipato alle prime edizioni ed averne viste poi diverse.

Mi fanno ridere quelli che parlano male della Fiera di Bologna: il salotto buono delle fiere italiane , quella che dovrebbe essere la fiera piú internazionale d’Italia (e per diversi anni davvero lo è stata) sembra ridotta a mal partito , con stand aperti e spaziosi ma vuoti di idee e di contenuti , con tante cose semplicemente orrende e stupide.
La cosa non migliorerebbe se la selezione, come si è proposto diventasse più stringente dato che qui tutti, anche i titolati, sono in stato comatoso.
Per venire a quello di bello che ho visto si tratta non di un’opera ma di una creatura vivente ed è questa bellissima visitatrice della mostra che ho riguardosamente fotografato un po di lato e da dietro tentando di eliminare dall’inquadratura il brutto ceffo che l’accompagnava.
Questa bellissima ragazza era meglio di quasi tutto quello esposto ad Artissima quando l’arte decade per fortuna c’é sempre la vita che ha i suoi momenti di fulgore.

“Per venire a quello di bello che ho visto si tratta non di un’opera ma di una creatura vivente ed è questa bellissima visitatrice della mostra che ho riguardosamente fotografato un po di lato e da dietro tentando di eliminare dall’inquadratura il brutto ceffo che l’accompagnava. Questa bellissima ragazza era meglio di quasi tutto quello esposto ad Artissima quando l’arte decade per fortuna c’é sempre la vita che ha i suoi momenti di fulgore.”

ARTISSIMA 2018 n2

Comincio dai Premi.

Fin dagli inizi erano il pezzo forte di Artissima: se le gallerie non vendevano (come spesso succedeva e non credo sia tanto meglio di questi tempi) speravano sempre in qualcuno dei numerosi premi dalle varie Fondazioni, Musei, sponsors ecc dei quali il sistema artistico di Torino era ricco.
Tra i vari premi di quest’anno posto questo esempio per dare un’idea: questi foglietti stropicciati e scribacchiati hanno ricevuto una menzione.

Non citeró l’autore ma farò i nomi di chi componeva la giuria:


Jilieta Gonzales
Jean Losy
Andrea Villani
Lisa Parola


Non per accusarli di incompetenza, ma per additarli come vittime di un sistema ingiusto e repressivo che mortifica la loro levatura intellettuale.


Ora spiego come secondo me funzionano i premi in questi casi:

il premio si da all’artista della galleria straniera di buon nome che si vorrebbe che desse la sua adesione alla fiera anche l’anno prossimo; il premio si da ad un artista di una galleria di serie b che non dá fastidio ai pezzi grossi e cosí si puó anche dimostrare che non si fanno preferenze;
Il premio viene dato alle gallerie con cui i giurati hanno consuetudine o vorrebbero averla; il premio viene dato ad un artista mediocre cosí tutti sono contenti perché tanto sparirá e non cambierá il mercato a nessuno.
Ci sono altre varianti ma credo di aver dato un’idea.
Capisco che per i giurati sia una bella rogna scegliere le opere da premiare e che ci si trovi sotto il fuoco incrociato e che non si puó fare bene questo lavoro, dato per ammesso che lo si sappia fare, ma una buona soluzione sarebbe proprio abolire i premi alle fiere e lasciar fare le scelte al mercato.
Le giurie dei premi andrebbero eliminate come si sanziona chi causa una turbativa d’asta.

“il premio si da all’artista della galleria straniera di buon nome che si vorrebbe che desse la sua adesione alla fiera anche l’anno prossimo; il premio si da ad un artista di una galleria di serie b che non dá fastidio ai pezzi grossi e cosí si puó anche dimostrare che non si fanno preferenze; Il premio viene dato alle gallerie con cui i giurati hanno consuetudine o vorrebbero averla; il premio viene dato ad un artista mediocre cosí tutti sono contenti perché tanto sparirá e non cambierá il mercato a nessuno.”
ARTISSIMA 2018 n.3
A volte, quando sento gli addetti ai lavori dire che negli stand c’é una predominanza di “minimalismo” mi vengono dei seri dubbi se sappiano davvero qualcosa di approfondito su quello a cui si riferiscono.
Il vero Minimalismo è un fenomeno molto limitato che riguarda un gruppo di artisti abbastanza preciso, accomunato da alcuni principi e scelte di base estremamente rigorosi, con l’ossessione secondo me patologica di escludere praticamente tutto, e che personalmente non posso condividere.
Come i più avveduti sanno c’è qualche tangenza con il Concettuale, altra corrente molto circoscritta che non nego di digerire a fatica, amando piuttosto la poesia o piuttosto la vera filosofia.
Comunque io non nego l’esistenza di Concettuali e Minimalisti, qualsiasi cosa io possa pensare di loro.
Non è questo il punto e non intendo ora spiegare perché non li apprezzo: sarebbe cosa lunga.
Basterà dire che indicandoli come esempio negativo li ritengo comunque paradigmatici di quello che in arte non condivido e mi infastidisce il che è indubbiamente qualcosa .
Venendo al punto, vorrei dire che i termini “concettuale” e “minimalista” sono stra- abusati nei discorsi correnti e per molti lavori che cosí vengono etichettati queste categorie non calzano del tutto.
Diversi stand hanno in effetti una predominanza di vuoto ed essenzialitá ma non siamo in presenza di vero e proprio minimalismo, che tra l’altro negli ambienti di una fiera compartimentata in stand difficilmente funzionerebbe.
Qualcuno ci ha anche provato con effetti comici.
Ora siamo piuttosto in presenza di lavori spuri dove predominano vuoto ed essenzialità.

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“Diversi stand hanno in effetti una predominanza di vuoto ed essenzialitá ma non siamo in presenza di vero e proprio minimalismo, che tra l’altro negli ambienti di una fiera compartimentata in stand difficilmente funzionerebbe. Qualcuno ci ha anche provato con effetti comici. Ora siamo piuttosto in presenza di lavori spuri dove predominano vuoto ed essenzialità.”
La giustificazione generalmente predisposta per le recite dei guardiasala è che viviamo in un mondo consumistico dove esiste un bombardamento sensoriale onnipervasivo per cui bisogna recuperare i momenti di meditazione di vuoto e silenzio dove possiamo recuperare il nostro Sé (o Noi ) più autentico.
Il problema é che due tre quattro stand di questo tipo, tutti vuoti con piccole e insignificanti cose messe qua e lá danno davvero un’impressione di disordine e approssimazione, ad essere generosi .
Come si sa dai fisici il vuoto non è vuoto e basta poco per trasformare l’anelito alla purezza in farsa pretenziosa.

ARTISSIMA2 018 n.5

Della serie senza vergogna.

La galleria svizzera Kilchmann ha fatto fare all’artista un paio di disegni direttamente sulle pareti.

In uno di questi degli schiavisti a bordo di una nave buttano in mare degli africani .

Con questi disegni raffazzonati alla meglio la galleria si propone come foglia di fico etica al luogo del vile commercio per antonomasia, la fiera.

Che dire ? Penosi.

Ho voluto fotografare anche lo standista per dare l’idea dell’assurditá della scena.

Questi avranno pensato che con un disegno sulla falsariga del tema dell’immigrazione forse almeno vincevano un premio.

Dubito che avrebbero presentato dei disegni sull’aiuto all’evasione fiscale in grande stile di paesi come Svizzera, Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Inghilterra o sulle responsabilità della Francia in Libia ecc
Ma siamo all’impegno politico radical chic.
in crisi però anche a Torino a quanto si dice.

“La galleria svizzera Kilchmann ha fatto fare all’artista un paio di disegni direttamente sulle pareti. In uno di questi degli schiavisti a bordo di una nave buttano in mare degli africani . Con questi disegni raffazzonati alla meglio la galleria si propone come foglia di fico etica al luogo del vile commercio per antonomasia, la fiera. Che dire ? Penosi.”

ARTISSIMA 2018 n.4

Noto una scarsa o comunque rarefatta presenza di artisti storici dell’Arte.

Povera e direi, anche dei lori collaterali e seguaci.

Eppure siamo a Torino.

Sul solco della tradizione una galleria, mi pare francese, porta ortodossi pezzi d’albero con i soliti vasi da tradizione a raccoglierne, immagino, la linfa.

Forse dovevano dire alla galleria francese che l’Arte Povera è nata attorno al 1968 in un certo clima culturale: sono passati 50 anni e sistemato anche il minore Penone come grande artista abbiamo raschiato il fondo del barile.

“Semplicemente orride questi figli di carta graffiti, ingiustificabili se non per la comodità di trasportarli .”

 

 

Negli stand abbiamo il solito sfoggio di materiali, si vorrebbe colpire l’attenzione con nuove forme decorative ma a meno che non ci si chiami Vasconcelos non si riesce a fare nulla di bello e niente di decorativo e non si riesce nemmeno s costruire un filone stilistico caratterizzato.

Io rimpiango la capacità di unire il contenuto alla realizzazione materiale ma in questo genere di eventi i contenuti latitano .

Questo artista usa un pò di tutto e qui prova a plissettare la carta .

Semplicemente orride questi figli di carta graffiti, ingiustificabili se non per la comodità di trasportarli .

ARTISSIMA 2018 n. 6

Idee decotte e artisti esausti :

A un certo punto sul corridoio che rasenta l’entrata sento un rumore di trapano o di martellate, non so bene.

Serve per attirare i malcapitati in una specie di sala dove un nutrito gruppo di ragazzi staziona lí ciarlando.

L’effetto è simile a quello degli studenti a scuola quando c’é la ricreazione con un po di rumori sottofondo.

Leggo che si tratta di una sorta di performance di un professore di una scuola d’arte tedesca che vorrebbe incrementare la creatività dei suoi studenti facendogli sperimentare un ambiente in cui interagire collettivamente con l’aiuto di sollecitazioni sonore.


Io personalmente quando gli studenti dipingono o disegnano a lezione gli permetto dopo un periodo iniziale di silenzio di ascoltare, purché con le cuffie, quello che gli aggrada e spesso ci scambiamo informazioni o pareri.

Ma mi é capitato di fargli conoscere i Gong, i King Crimson o che ne so ma mai ho consigliato loro di portarsi dietro la registrazione dei lavori di qualche cantiere.

Paolini è stato un artista importante in Italia , un vero Concettuale all’italiana insieme a pochissimi altri degni di nota.

Avendo bazzicato a lungo a Torino negli anni 90 me lo sono visto in tutte le salse e come gran parte degli artisti di quella generazione ha dato il meglio di sé tra gli anni 60 e 70 , dopo di che ha avuto un ritorno di fiamma, come gli altri suoi coetanei, finita la moda della pittura degli anni 80 ma ormai aveva detto tutto quello che poteva dire e quella che poteva essere un gioco raffinato sul limine dell’opera e del modello è diventato un vuoto e stucchevole esercizio accademico senza nessuna attinenza con il presente e mi pare pure con la Storia della Cultura che è solo citata da lontano.

In questo lavoro del 2010 i riferimenti sono esplosi e si vorrebbe forse ottenere da questo e dalla trasparenza del supporto una sorta di leggerezza che penso ormai persuada pochi.

La sezione dedicata al disegno è un mezzo disastro e posto solo un paio di immagini.

Stiamo tra il dilettantismo e i disegni dei bambini.

Non so se c’è stata una qualche selezione ma anche se ci fosse ho seri dubbi sulla capacità dei nuovi curatori d’arte a districarsi nelle tecniche tradizionali, dato che la gran parte di loro si dedicano all’arte solo perché non la conoscono o non la capiscono.

“La sezione dedicata al disegno è un mezzo disastro e posto solo un paio di immagini. Stiamo tra il dilettantismo e i disegni dei bambini. Non so se c’è stata una qualche selezione ma anche se ci fosse ho seri dubbi sulla capacità dei nuovi curatori d’arte a districarsi nelle tecniche tradizionali, dato che la gran parte di loro si dedicano all’arte solo perché non la conoscono o non la capiscono.”

Le Consolles di Steinbach sono davveto demodé: ecco un’altra promessa mancata dell’arte internazionale , surclassato da Hirst e Koons che nelle stupidaggini ci mettono peró anima e corpo .

Io l’ho trovato sempre misero anche quando fu un auge per quindici minuti a fine anni 80.

Qualcuno si sará ricordato che gli fu tributata una mostra a Rivoli anni fa (ricordo che partecipai alla cena dell’opening e tra un piattino e l’altro noi irriguardosi invidiosi diagnosticammo che era la mostra di un artista già cotto ) ma è anche quella un’altra epoca e oggi solo i sopravvissuti lo ricordano.

Dunque una breve parata di fiaschi :

Paretina di finto centro massaggi incappa nella banalitá di circostanza.

Stand premiato di gallerista americano da tempo a Berlino.

Non c’è che dir , molto coerente nel senso che anche il colore del pavimento é in tono con i quadri orrendi come richiede il gusto raffinato di Artissima.

“Ovviamente qualcuno pagato con una modica somma potrà citare riferimenti colti come l’angoscia esistenziale alla Sartre e di rimando alla resa spaziale di Bacon, abbinandoli alla famosa camera arredata di Oldenburg per la cui realizzazione nei primi anni 60 si avvalse dell’allora assistente Artschwager.”

Inutile chiedere a che pro progettare uno stand così inguardabile: è infatti evidente che si voleva mettere in stato di tortura la povera standista costretta a conviverci per tutti i giorni della fiera.
Ovviamente qualcuno pagato con una modica somma potrà citare riferimenti colti come l’angoscia esistenziale alla Sartre e di rimando alla resa spaziale di Bacon, abbinandoli alla famosa camera arredata di Oldenburg per la cui realizzazione nei primi anni 60
si avvalse dell’allora assistente Artschwager.

 

Miriam Cahan è debole , non riesce ad arrivare a Marlene Dumas e l’unica speranza é che diventi una Carol Rama o una Marisa Merz della pittura ritrattistica autobiografica.

Allora gli di perdonerebbero anche i disegnini .

“Miriam Cahan è debole , non riesce ad arrivare a Marlene Dumas e l’unica speranza é che diventi una Carol Rama o una Marisa Merz della pittura ritrattistica autobiografica. Allora gli di perdonerebbero anche i disegnini.”

Delle installazioni come eruzioni laviche di Linda Benglis non è rimasto nulla dato che mancava il retroterra ideologico che almeno i nostri artisti italiani dell’Arte Povera avevano.

Ora fa i pezzi in marmo ma non riesce ad andare oltre un Arp senza sensibilitá tattile.

Alla Continua i disegni comparsi in diverse mostre importanti di Oihu Zie , che al di lá della fattura monocroma delle carte geografiche che puó risultare avvincente scade un pó con i riferimenti scritti al posto delle localitá , che soffrono di un umorismo un pó scontato .

Nello stesso stand i lavori di Carlos Garaicoa, presente in fiera con almeno un’altra galleria, impegnato in commenti su strutture architettoniche qui gioca sulla combinazione di immagine piatta ed estroflessione in filo metallico che la ripete.

Difficile dire qualcosa di nuovo sull’uso del motivo architettonico che nei secondi anni 80 e primi 90 ha avuto diversi artisti, sopratutto tedeschi, che l’hanno indagato , chi in chiave metafisica , chi per sottolineare uno stato di anonimia epocale.

Garaicoa qui ci mette una maggiore visceralitá
e riesce a trasmette un senso di minaccia.
Altro lavoro che ha atttatto la mia attenzione lí vicino c’erano le onde del mare di Cecchini realizzate in velluto: credevo di averle fotografate ma non le trovo. In ogni caso un’idea decorativa, a differenza delle sue sculture “molli” degli inizi.

ARTISSIMA 2018 n. 8

Non tutto é tremendo per fortuna e alcuni si salvano.

Pietro Ruffo da Lorcan O’Neil,  realizza carte geografiche addizionando elementi astronomici e astrologici .

Matite per Marcel Van Eeden di argomento pop cinematografico non originalissime ma di piacevole fattura, alcune.

Scultura in resina su progetto di Pierre Klossowsky, fratello di Balthus e autore del piú bel libro dedicato a Nietzsche, che riprende i suoi disegni autografi sul solecismo ed ispirati al suo ciclo letterario delle Leggi dell’Ospitalità.

Non credo che attualmente l’autore sia davvero conosciuto dal pubblico delle fiere ma qui siamo al supermercato e si mescolano le facezie con le poche perle, infatti la collocazione dell’opera nello stand ne risente dovendo convivere a fianco di un’installazione idiota e sovradimensionata consistente in una macchina con nastro da stamperia e che ho evitato, data la sua bruttezza, di fotografare.
Nella scultura mi disturbano un pò le strutture d’appoggio in vista ma sono curioso di sentire a riguardo i pochissimi esperti di Klossowsky che conosco.

“Scultura in resina su progetto di Pierre Klossowsky, fratello di Balthus e autore del piú bel libro dedicato a Nietzsche, che riprende i suoi disegni autografi sul solecismo ed ispirati al suo ciclo letterario delle Leggi dell’Ospitalità. Non credo che attualmente l’autore sia davvero conosciuto dal pubblico delle fiere ma qui siamo al supermercato e si mescolano le facezie con le poche perle, infatti la collocazione dell’opera nello stand ne risente dovendo convivere a fianco di un’installazione idiota e sovradimensionata consistente in una macchina con nastro da stamperia e che ho evitato, data la sua bruttezza, di fotografare.”

Victoria Miro é all’altezza della sua reputazione e presenta un ciclo fotografico di Stan Douglas impeccabile che imita le immagini dei fotoreporter americani degli anni 50.

Tom De Falco lavora con tessuti seta e materiali vari e riesce ad animare una buona tecnica decorativa con uno spirito edonistico.
Postilla: vedo solo ora che l’artista ha organizzato nella prina giornata una performance con una ragazza completamente nuda che stava accanto ai suoi lavori a parete.

Si capisce che é difficile resustere alla tentazione di usare qualsiasi stratagemma per farsi notare in una fiera con tantissimi stand ma trovo davvero una cosa di pessimo
gusto inscenare performances a corredo di opere nate secondo tutt’altre modalitä.

Inutile darsi un tono che non si ha o altrimenti se si è capaci si unisca le cose fin dall’inizio e sempre: in questo modo si é finiti per dare una cosa occasionale é opportunistica.

Da quel che di vede di buono in De Falco è che si tratta di un bravo arredatore e quindi che si accontenti di fare quello.

Sono pochi quelli che riescono a essere se stessi cambiando mezzo .

Matteo Fato mette i suoi dipinti nella scatole da spedizione ma non si sa bene dove vuole andare e per ora non me lo chiedo.

ARTISSIMA 2018 n.9

Il treno è arrivato e concludo di fretta, ricordando che fin dall’inizio avevo premesso che sarebbe stata una recensione alla buona.

La fiera è tutt’altro che piccola e parlare di tutto sarebbe un’impresa improba .

Peccato che di Patrizio Di Massimo, artista che mi incuriosisce, ci fossero solo questo lavoro piccolo e un’altro di analoghe dimensioni.

L’autore ancora poco conosciuto meritava forse piú visibilità.

Le gallerie hanno gli stand pieni di cose ingombranti e invendibili ma quando per caso si trovano a presentare un pittore intetessante gli espongono dei lavoretti piccoli e secondari perché pensano che siano piú facili da piazzare. Queste cose le ho viste e riviste e sono capitate anche a me: purtroppo alcuni non imparano mai nulla o semplicemente non sanno fare i galleristi.

“Peccato che di Patrizio Di Massimo, artista che mi incuriosisce, ci fossero solo questo lavoro piccolo e un’altro di analoghe dimensioni. L’autore ancora poco conosciuto meritava forse piú visibilità. Le gallerie hanno gli stand pieni di cose ingombranti e invendibili ma quando per caso si trovano a presentare un pittore intetessante gli espongono dei lavoretti piccoli e secondari perché pensano che siano piú facili da piazzare. Queste cose le ho viste e riviste e sono capitate anche a me: purtroppo alcuni non imparano mai nulla o semplicemente non sanno fare i galleristi.”

Ogni tanto qualcuno tira fuori Claudio Costa, morto da diversi anni , personaggio molto particolare con una storia propria, qui con i suoi personaggi totemici fatti anche di oggetti trovati .
Siamo ad una sorta di sciamanesimo di sapore aspro e un po naif.

Tra le tante stupidaggini ho fotografato questo stand con questi tappeti che sembrano stesi ad asciugare.

A tratti non sembra la fiera di Torino ma
quella di … ?

Gabriele Di Matteo pittore figurativo è da anni impegnato su un discorso autorerefenziale sull’arte
E anni fa debuttò con un ciclo di quadri con protagonista Duchamp in varie situazioni.

Qualche tempo fa ha fatto questa serie su Pollock adottando uno stile derivato dalla fotografia nei modi di Richter o , del nostro Montesano.
Trovo meno riuscita l’accoppiata Mao – Peggy Guggheneim, un po da mano pesante nel soggetto.

Da Costa di Torino ci sono dei lavori modesti di Chiara Fumai sui quali c’é poco da dire essendo dei tentativi di corredo dei suoi lavori aprossimativamente teatrali.

C’era peró questo dipinto di Ceruti, che non usa la pittura in modo occasionale, piuttosto fantomatico con qualcosa di sgradevole .

Basta, la prossima è l’ultima.

ARTISSIMA 2018 N.10 (ultima puntata)

Chi forse davvero è in possesso di un buon mestiere a livello delle tecniche del disegno é questo incisore russo Brodsky presentato egregiamente da una galleria londinese.

I soggetti sono prevalentemente architettonici e dall’edificio singolo si sconfina in scenari urbanistici che stanno tra la rappresentazione della mappa, il progetto, il ricordo, la fantasia combinando l’immagine con le pagine di qualche astruso codice.

Le atmosfere alludono varie cose misteriose e incombente é la presenza del Panopticon.

Gary Hill , che da un pò non vedevo, é presente con una delle sue sconclusionate installazioni video da Nauman di serie B: io ho l’impressione che non sappia semplicemente quello che fa e che permuti situazioni e videocamere a caso.

Velocemente ancora qualche dipinto .

Un’artista cecoslovacca nello stand di Rolando Anselmi ricrea un ritratto di tre quarti scomponendolo secondo modalitá tra il cubismo e Arcimboldo.

“I soggetti sono prevalentemente architettonici e dall’edificio singolo si sconfina in scenari urbanistici che stanno tra la rappresentazione della mappa, il progetto, il ricordo, la fantasia combinando l’immagine con le pagine di qualche astruso codice. Le atmosfere alludono varie cose misteriose e incombente é la presenza del Panopticon. Gary Hill , che da un pò non vedevo, é presente con una delle sue sconclusionate installazioni video da Nauman di serie B: io ho l’impressione che non sappia semplicemente quello che fa e che permuti situazioni e videocamere a caso. Velocemente ancora qualche dipinto . Un’artista cecoslovacca nello stand di Rolando Anselmi ricrea un ritratto di tre quarti scomponendolo secondo modalitá tra il cubismo e Arcimboldo.”

Ancora pittura in una galleria francese con questo dipinto dai tratti un pó caricaturali vicina ad una sorta di Bad Painting memore forse della Nouvelle Figuration francese degli anni 60.

Da Marella il pittore cinese He Sen che riarrangia il Picabia figurativo e alcuni artisti del suo recente interesse africano con questo lavoro da parete di sapore artigianale

Qualcuno porta qualche cosa di Pettybon ma niente di particolare, fondi di magazzino, certo non prime scelte .

Qui finisco .

 

Walter Bortolossi

 

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