Zombie veloci e organizzati!

C’è un interessante mutamento che si intravede nella cinematografia horror: gli zombie si trasformano da esseri lenti, decerebrati, individualisti a non morti veloci, organizzati, tribali.

Non è una mera rivisitazione estetico-stilistica, ma una conseguenza di una profonda riflessione sui cambiamenti sociali del consumo: alla visione classica di Romero dei non morti come emblema dell’uomo assuefatto alla passività televisiva, al consumismo acefalo, all’individualismo dell’autoaffermazione contro tutti, si passa allo zombie che rappresenta un nuovo tipo di consumatore veloce, smart, iperconnesso agli altri.

La velocità della trasformazione da umano a non morto a sua volta decuplica: mentre nell’horror classico richiedeva ore o giorni, adesso è immediata, da qualche minuto a qualche secondo, replicando la rapidità di diffusione di un meme o un video virale.

Allo stesso modo c’è un netto mutamento dell’opinione che i protagonisti umani hanno degli zombie: da nemici grotteschi e perfino ridicoli, nei dialoghi recenti si sente una sorta di fascinazione per i nuovi non morti, per il loro tribalismo organizzato, per il saper predare le vittime coordinandosi in gruppo, per la rapidità e assenza di scrupoli con cui cacciano.

Se per Romero ed il suo pubblico i consumatori acefali erano figure ridicole nel loro essere chiaramente subumane, per i nuovi registi e i loro fans il consumatore iperconnesso è poco dissimile da se stessi, è inferiore per un verso (la sua capacità di pensiero razionale è azzerata) ma superiore per un altro, poiché l’essere diventato pure istinto famelico gli permette di recuperare dimensioni di appartenenza collettiva e di efficienza animale precluse a chi è rimasto umano… fino a farci sorgere un dubbio -mai esplicitamente formulato- ma assai interessante: e se i nuovi zombie fossero l’indesiderabile ma necessaria evoluzione dell’umano?

Federico Leo Renzi

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