Zoom Capoterra: C’è puzza? turarsi il naso!

Zoom Capoterra: C’è puzza? turarsi il naso!

“I lavori che permetteranno di chiudere la stazione di compostaggio di Macchiareddu sono ancora in alto mare.”

Questo ha dichiarato il primo cittadino di Capoterra al principale quotidiano isolano.

Sul tema il consigliere di minoranza, socialista, Silvano Corda:

“Dopo essersi insediato da un anno, tra un selfie e un altro, s’accorge che nel mondo reale dei lavori si sono fermati e stanno andando a rilento.

L’amministrazione Dessì è stata chirurgica, per ricevere finanziamenti, predisporre il progetto e renderlo operativo, il tutto nel consiglio d’amministrazione del Cacip per volontà e determinazione dell’ex Sindaco Francesco Dessi che lo presenziava con passione nell’interesse comune e del Comune.

Il cambiamento consisteva forse nella capacità del fare promesse vuote a perdere per poi vendersi i cantieri dovuti all’amministrazione Dessì?

Stanno facendo regredire Capoterra.

Chiedo al Sindaco di tornare a fare l’Architetto nella sua sede legale, altrimenti si batta per rispettare ciò che ha promesso alla cittadinanza”.

 

Il centro destra di minoranza, di Gianluigi Marras è ancora più amaro e caustico:

“Ieri notte la puzza era insopportabile, come ci si può amministrativamente, arrivare ad accettare e comunicare che i lavori siano fermi?

Mi pare evidente che l’amministrazione del rinnovamento sia poco incisiva nel consiglio d’amministrazione del Cacip.

Prego il Sindaco di smuoversi e smuovere l’Assessore all’industria della Regione, dico questo anche nel nome della palesata vicinanza politica a Sardegna venti20, una filiera politica deve sapersi assumere la responsabilità del proprio mandato istituzionale e non solo pensare alla campagna elettorale nazionale, Capoterra non è un bacino elettorale da utilizzare all’occorrenza per legittimare se stessi: il Cacip è di pertinenza dell’Assessorato regionale all’industria che fa capo a Sardegna venti20.

Un’altra estate così, anche in chiave di necessario sviluppo turistico e del terziario, non si è in condizione di reggerla.

Aggiungo una nota di melanconia a vedere giovani Capoterresi, che volevano esordire nella politica nel nome delle istanze della loro diversità generazionale, ridotti a svendere con consapevolezza illusioni e propaganda, rinunciando a forma e contenuti politici nel nome d’interessi personali, mi ricordano Di Maio, che voleva aprire una scatoletta di tonno, poi il tonno gli è piaciuto così tanto che vorrebbe domiciliare per sempre nella scatoletta”.