ZOOM CAPOTERRA: fin qui tutto bene?

ZOOM CAPOTERRA: fin qui tutto bene?


Capire la politica regionale isolana è necessario per capire l’anomalia Capoterrese, dove amministra il Partito Sardo d’Azione come forza politica di destra (ma con la destra all’opposizione con la sinistra e i movimenti civici),  ma dove con l’edulcorata sinistra del Pd il Partito Sardo d’Azione può ragionare, al punto che a distanza di neanche un anno, in altre realtà importanti (come Selargius e Oristano, il Partito Sardo d’Azione ha corso e ha perso con il Pd e il M5S contro la destra priva del Partito Sardo d’Azione).


In regione la maggioranza è di centro destra con il Governatore che è del Partito Sardo d’Azione, alleato con la Lega (e quindi la destra) a livello nazionale, l’asse di destra è confermato in Regione, dove all’opposizione ci sono Pd e M5s, costellazioni come Riformatori e 20venti hanno assetto variabile da comune a comune, ma in Regione sono nella maggioranza.

 A Capoterra i Riformatori sostennero il candidato di centro destra non sardista d’azione, ma al ballottaggio un consigliere comunale che sarebbe dovuto essere sui banchi dell’opposizione, per un assessorato è saltato dall’altra parte.


Chiaramente con il terremoto politico programmatico delle comunali Selargine e oristanesi, e il flop referendario, pare complicato etichettare il Partito Sardo d’Azione, 20venti e i Riformatori come costellazione politica di destra, cosa che invece è chiaramente espressa dalla filiera nazionale di Fratelli d’Italia (primo partito di centro destra in Italia e a Oristano), la Lega e Forza Italia.

In Regione però la maggioranza è di centro destra (con Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega).

Lega e M5S per riacquisire consenso in termini elettorali nazionali (tra un anno si vota), pare vogliano smettere di sostenere la maggioranza Draghi.

Pd e M5S sono di sinistra?

Se in cerca del consenso si schierano con chi in Regione e a livello nazionale è alleato della destra (socialista o ultraliberista che sia) confondono l’elettore.

Chiaramente contro il dilagare dell’inflazione e delle politiche programmaticamente ultra liberali che ci vogliono tutti sul mercato, c’è soltanto la possibilità di limitare danni ed effetti complessivi della politica economica globale attraverso liste civiche: baluardo della comunità e strumento di dialogo con le liste maggioritarie della filiera partitica nazionale.

Ci sarebbe da riflettere su quanto e come, costellazioni politiche identitarie, che saltellano dalla destra, al centro, alla sinistra nazionale e regionale, nel nome della convenienza in termini di posizionamento del consenso e di rendicontazione d’interessi individuali, siano realmente funzionali a politiche regionali a statuto autonomo