Zoom Capoterra: i cittadini hanno apprezzato i controlli!

Zoom Capoterra: zona rossa o no?

 
Anno nuovo, nuovo articolo sul principale quotidiano isolano che racconta quello che era stato dipinto come un rinnovamento in campagna elettorale:
rinnovamento che nella pratica sembra faccia fatica a sganciarsi da quello che di buono aveva realizzato l’amministrazione precedente, anche in relazione alla gestione della pandemia:
Capoterra dall’inizio del lockdown di due anni fa a ora, non si era mai ritrovata a essere individuata come focolaio pandemico isolano (qualcuno può negarlo?).
L’articolo odierno, non a firma dell’unico responsabile politico dall’isola, racconta di una Capoterra zona rossa, curioso che il principale quotidiano isolano la definisca così mentre l’attuale amministrazione non abbia mai usato questo termine.
Il giornalista racconta quanto facciano paura i numeri sul Covid in questa comunità, pochi agenti a disposizione per i controlli e poche persone in strada, numero ancora più esiguo, visto il ritrovamento di un ordigno bellico della seconda guerra mondiale, trovato a Poggio dei Pini.
L’ordinanza di divieto dei botti del Sindaco non ha impedito di sparare fino all’una del mattino.
Su Capoterra unica comunità in zona rossa (a detta del giornalista, nessuno della maggioranza ha mai utilizzato il termine) nell’isola in questo momento, il primo cittadino sardista d’azione dichiara che in un primo momento il contagio si è alimentato “causa positivi che invece di stare a casa andavano in giro per il paese“, ma la situazione è in miglioramento per il green pass per chi entra ed esce dal paese e per chi frequenta locali, aggiunge come sempre nelle sue dichiarazioni “i cittadini hanno apprezzato i controlli”.
Curioso come in ogni suo pubblico intervento il Sindaco dichiari l’apprezzamento generico dei cittadino verso ogni provvedimento comunale, non ho mai avuto sentore di un’amministrazione politicamente investita dal consenso unanime di tutta la cittadinanza, anche su una questione complessa come la pandemia (regolata da decreti ministeriali su base di comitati scientifici).
Qualche giorno fa, l’assessore allo sport, non sempre in completa sintonia con quanto dichiara istituzionalmente il primo cittadino, da imprenditore titolare di una palestra che non ha interrotto la sua attività perché dotata di spazi all’aperto, sul tema vaccini dichiarava sulla pagina social:
 
“Il 10 gennaio sarà attivo il nuovo decreto covid, e dopo 2 anni di pandemia saranno sempre le stesse attività a farne le spese, sempre presi di mira e controllati da parte del governo come se la colpa, la causa, la diffusione del virus fosse la nostra.
Non esistono lavori primari o lavori secondari perché anche noi paghiamo le tasse, anche noi abbiamo una famiglia, anche noi viviamo e mangiamo grazie al nostro lavoro.
Però è consentito salire sui mezzi pubblici con il super green pass anche se tutti ammassati, per non parlare dei centri commerciali che in questo periodo sono affollati senza nessun tipo di controllo, idem per la chiesa dove ovviamente si può mantenere le distanze, come in qualunque altra attività, ma anche qua nessun tipo di controllo perché è lo stato del Vaticano a decidere.
Tutte queste restrizioni e distinzioni tra le attività nn hanno nessun nesso logico, perché il virus colpisce tutti indistintamente, ma serve solo a trovare un capro espiatorio dei contagi nonostante ci siano attività che nn hanno avuto neanche un contagio in 2 anni di pandemia e sono state ugualmente penalizzate.
Ormai si è capito che il virus continuerà a mutare e farà parte della nostra vita.
Quindi non sarebbe più semplice rendere il vaccino obbligatorio per tutti e ritornare a vivere normalmente senza restrizioni e green pass?
Allora tutto avrebbe un senso perché così non è più possibile andare avanti.”
 
Ordiniamoci le idee:
 
– un paese è in zona rossa, anche se l’amministrazione non usa mai il termine che pare essere puramente “giornalistico”.
 
– il Sindaco rilascia interviste a reti regionali, dove fa presente che soltanto se tutti saranno vaccinati, si riuscirà a uscire da questa situazione.
 
– l’assessore allo sport invoca il vaccino obbligatorio per non vincolare le attività commerciali (sportive) e imprenditoriali all’esibizione del green pass.
-L’assessore allo sport continua a proporsi come imprenditore privato, non considerando che il mandato istituzionale, lo dovrebbe forza maggiore portare a ragionare nell’interesse comune di tutti gli addetti ai lavori del settore che rappresenta, dal punto di vista pubblico e comunale dovrebbe fornire lui delle risposte progettuali a un settore martoriato dalla pandemia dove non tutti gli addetti ai lavori sono assessori, il suo compito è proprio quello d’affrontare questa criticità, e questo non lo si fa certamente e responsabilmente inviando dei diktat a Roma o allo Stato Vaticano.
 
Chiaro che la pandemia sia un problema economico e sociale rilevante, in una comunità come quella Capoterrese, ma quanto la si è utilizzata per dequalificare l’amministrazione precedente?
Ricordate le foto di Casa Melis riaperta al pubblico dopo la pandemia fatta apparire come degradata, salvo poi annunciare la sua nuova destinazione per uffici comunali quando in campagna elettorale si prometteva di delocalizzare gli uffici comunali verso le lottizzazioni nell’interesse degli anziani?
Il centro sociale di Via Cagliari per gli anziani al momento è precluso agli stessi, lo ricorda l’ex primo cittadino Francesco Dessì: “
 
Noi avevamo previsto di riconsegnare il Centro Sociale agli anziani, il centro vaccinale volevamo ricollocarlo nel comando della polizia locale, chiaro che aprire l’hub vaccinale al Centro Meccano abbia ritardato la riapertura della struttura”.
 
Chiaro?
 
Il centro sociale per gli anziani, che parevano essere al centro delle politiche di quest’amministrazione, è stato utilizzato come hub vaccinale, nell’interesse degli anziani l’hub vaccinale lo si è spostato al Meccano per consentire agli anziani delle lottizzazioni di vaccinarsi a metà strada, gli uffici comunali però si sono espansi verso Casa Melis e gli anziani non hanno in questo momento il loro centro d’aggregazione sociale.
Ma non sarebbe più funzionale relazionarsi all’amministrazione precedente nell’interesse comune, invece di squalificarla per principio per accreditarsi?