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Cornetto al cioccolato!

CagliariArtMagazine riparte da qui, da un blog connettivo, dopo numerosi attacchi Hacker, riparte da zero, a tal proposito cominciamo subito:

Cosa ho sognato ieri notte?

D’essere in giro a Cagliari con una mia seconda di quest’anno, con una studentessa che a un certo punto, m’offriva un cornetto al cioccolato, che accettavo e mangiavo.

Col tempo annotandomi i sogni, sto anche codificando gli archetipi, la studentessa in questione, è persona di grande fiducia e affidabilità, nel mondo onirico come in quello reale.

Non mangio cornetti al cioccolato, ma chiaramente il linguaggio dei sogni e fondato su archetipi collettivi da leggere in chiave simbolica:

Cosa vorrebbe dire il cornetto al cioccolato?

Affrontare problemi che richiederanno molto, assorbiranno l’attenzione e necessiteranno di parecchio controllo emotivo.

Altra interpretazione è l’esperienza di alcuni scontri nelle relazioni amorose o tra amici.

Devo rimanere calmo durante questo periodo per evitare grandi lotte e rotture.

Sognare di mangiare cornetto al cioccolato indica un ruolo fondamentale in un importante progetto imminente, necessita restare lucido anche nella foga del momento.

Serve analizzare attentamente ogni strana situazione che può presentarsi durante il giorno.

Non dimenticare di passare un tempo con la tua famiglia.

Non lasciarsi mettere sotto pressione da niente e nessuno.

P.S. CagliariArtMagazine come esisteva prima non esiste più, ora è un blog personale, che si prefigge d’indagare i significati simbolici, alchemici, esoterici e onirici dell’arte contemporanea.

mimmodicaterino@cagliariartmagazine.it

Shilpa Gupta solo show alla GAM di Milano

Eccellente Oggi lunedì 14 settembre conferenza stampa dell’artista Shilpa Gupta viene premiata per l’ottava edizione del programma Furla Series, Fondazione Furla e GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano con una mostra personale di Shilpa Gupta, a cura di Bruna Roccasalva.

Tra le voci più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, Shilpa Gupta esplora temi quali il linguaggio, la censura, la mobilità e le strutture che modellano l’identità e la libertà degli individui.

Attraverso una pratica multidisciplinare che spazia tra scultura, installazioni luminose, video, suono e performance, Gupta intesse dialoghi tra lingue e territori, tra singolarità e collettività, intimità e sfera pubblica.

La mostra presenta una serie di nuove produzioni pensate appositamente per gli spazi del museo e riassume gli elementi costitutivi del lavoro di Gupta, offrendo uno sguardo sulla ricerca che l’artista porta avanti da più di vent’anni.

Furla Series è il progetto che a partire dal 2017 vede Fondazione Furla impegnata nella realizzazione di mostre in collaborazione con importanti istituzioni d’arte italiane, con un programma tutto al femminile pensato per dare valore e visibilità al contributo fondamentale delle donne nella cultura contemporanea.
Photo by Roberto Scala

Sila Candansayar, Clédia Fourniau, Nefeli Papadimouli 3 artisti presso la galleria di Romero Paprocki a Milano

Artisti Sila Candansayar, Clédia Fourniau, Nefeli Papadimouli

‘MEMORIA DI FORMA’   Curata da Anne-Laure Peressin

La “memoria di forma”, applicata ai materiali, indica la loro capacità di ritornare a uno stato originario dopo una deformazione subita durante il processo di modellazione artistica. Nella mostra collettiva La memoria di forma, questo concetto diventa una chiave di lettura per indagare il rapporto tra materia, gesto e presenza del corpo.

Nelle opere di Nefeli Papadimouli, la memoria di forma si manifesta attraverso involucri tessili, veri e propri abiti-scultura, che conservano l’impronta del corpo. Sospese nello spazio come un’installazione mobile, queste forme si presentano come matrici disponibili, pronte a essere abitate, animate o nuovamente interpretate. Ogni tessuto custodisce la traccia di un corpo assente, riattivandone una memoria temporale e percettiva.

Nella scultura di Sila Candansayar, la memoria di forma emerge nella struttura stessa della materia. Le sue forme allungate e articolate sembrano abitare uno stato di equilibrio instabile, sottoposte a tensione e costantemente sul punto di oltrepassare una soglia critica. Il legno levigato e il vetro soffiato conservano la traccia dei gesti che li hanno plasmati poi levigare, trasportare, regolare, bilanciare. La scultura non rappresenta il corpo, ma ne rievoca le condizioni fisiche—il peso, la gravità, la resistenza fino a trasformarle in una presenza sospesa.

Nelle opere più recenti di Clédia Fourniau, la nozione di memoria di forma si declina attraverso il gesto e la materia. Il colore e la superficie pittorica lasciano progressivamente spazio all’azione, facendo emergere la tela non più come uno schermo che riflette il corpo dell’altro, ma come uno spazio di iscrizione in cui il corpo dell’artista si manifesta in rilievo. Attraverso segni elementari, scarabocchi, simboli, arcobaleni e forme essenziali, l’artista attiva un processo di decostruzione e di riscrittura della memoria visiva.

Applied to materials, “shape memory” refers to their ability to return to an original state after undergoing deformation through an artistic process of transformation. In the group exhibition Shape Memory, this concept becomes a lens through which to explore the relationship between matter, gesture, and the presence of the body.

In the works of Nefeli Papadimouli, shape memory emerges through textile structures, true sculptural garments that preserve the imprint of the body. Suspended in space like a mobile installation, these forms appear as available matrices, ready to be inhabited, animated, or reinterpreted. Each fabric holds the trace of an absent body, reactivating a temporal and perceptive memory.

In the sculpture of Sila Candansayar, shape memory is embedded in the very structure of the material. Her elongated and articulated forms seem to inhabit a state of unstable equilibrium, held in tension and constantly on the verge of crossing a critical threshold. Polished wood and blown glass preserve the traces of the gestures that shaped them: sanding, carrying, adjusting, balancing. The sculpture does not represent the body, but evokes its physical conditions weight, gravity, and resistance and transforming them into a suspended presence.

In the most recent works of Clédia Fourniau, the notion of shape memory unfolds through gesture and materiality. Colour and surface gradually give way to action, transforming the canvas from a screen that reflects the body of the other into a space of inscription where the artist’s own body emerges in relief. Through elementary marks, doodles, symbols, rainbows, and essential forms, the artist activates a process of deconstruction and visual rewriting.

La mostra sarà visitabile fino al 19 settembre 2026 presso Romero Paprocki Contemporary Art Gallery, in via Lazzaro Palazzi 22 a Milano

Photo By Roberto Scala

Hoài-Phương prima mostra personale presso Gallery Room di Milano

La giovane artista Hoài-Phương Nguyễn, artista visiva contemporanea nata a Saigon, in Vietnam, e attualmente residente a Bologna, presenta la sua prima mostra personale presso Gallery Room di Milano, dal titolo Holding Back the Ephemeral.

L’esposizione raccoglie una serie di opere su carta realizzate con inchiostri e acquerelli, in cui prende forma una visione idilliaca della natura. All’interno delle composizioni, elementi vegetali e insetti in trasformazione e decomposizione evocano il continuo ciclo della vita, creando un dialogo tra bellezza e caducità.

La ricerca artistica di Hoài-Phương Nguyễn indaga il mondo vegetale come punto d’incontro tra scienza ed estetica. Le sue opere esplorano l’intelligenza, la resilienza e le forme di comunicazione delle piante, traducendo principi botanici in un linguaggio pittorico delicato e poetico. Ispirate alla natura effimera e surreale, le sue immagini catturano attimi destinati a svanire rapidamente, trasformando la fugacità dell’esistenza in una riflessione visiva sul rapporto tra gli esseri viventi, il tempo e l’ambiente naturale.

La mostra sarà visitabile fino alla fine di luglio presso Gallery Room, in via Pietro Calvi 2, Milano.

Emerging contemporary visual artist Hoài-Phương Nguyễn, born in Saigon, Vietnam, and currently based in Bologna, presents her first solo exhibition at Gallery Room in Milan, entitled Holding Back the Ephemeral.

The exhibition brings together a series of works on paper created with ink and watercolor, offering an idyllic vision of nature. Within these compositions, botanical forms and decomposing insects evoke the continuous cycle of life, creating a dialogue between beauty and transience.

Hoài-Phương Nguyễn’s artistic practice explores the plant world as a meeting point between science and aesthetics. Her works investigate the intelligence, resilience, and communication of plants, translating botanical concepts into a delicate and poetic visual language. Inspired by the ephemeral and surreal qualities of nature, her images capture fleeting moments destined to disappear, transforming the transience of existence into a contemplative reflection on the relationship between living beings, time, and the natural environment.

The exhibition will be on view through the end of July at Gallery Room, Via Pietro Calvi 2, Milan.

Photo and test by Roberto Scala

Palma di Maiorca l’opera di Dennis Oppenheim

9 luglio 2026 Palma di Maiorca, Spagna.

La visita alla cattedrale si trasforma in un percorso tra arte e spazio urbano, dove le opere si diffondono nel territorio, nell’ambiente e nelle strade, invitando i visitatori a interagire con esse. Dalle sculture e installazioni di Richard Long e Arnaldo Pomodoro fino all’opera di Dennis Oppenheim, il dialogo tra arte e paesaggio modifica la percezione del luogo.

All’esterno del museo, la celebre Casa Capovolta rompe l’ordine geometrico e architettonico dello spazio: una presenza volutamente dissonante, una scultura che introduce un elemento di disturbo e invita a riflettere sul rapporto tra equilibrio, percezione e realtà.

Photo by Roberto Scala

Presentazione del nuovo direttore della triennale di Milano Vincenzo Trione

Oggi, alla Triennale di Milano, è stata presentata la nuova strategia che guiderà il prossimo ciclo di attività dell’istituzione. Il programma si articola in un insieme di iniziative, progetti collaterali e percorsi interdisciplinari che accompagneranno il pubblico nel corso dell’anno.

A rappresentare simbolicamente questa nuova visione è un’installazione concepita come l’opera emblematica dell’anno: un work in progress che evolve nel tempo e che introduce la figura destinata ad accompagnarci verso il 2027. Più che un’opera conclusa, è un dispositivo aperto, capace di trasformarsi insieme ai progetti, alle relazioni e alle esperienze che prenderanno forma nei prossimi mesi.

La figura che ci accompagna nel 2027 un work in progess.

CONFERENZA STAMPA
Presentazione linee strategiche e comitato scientifico
martedì 14 luglio 2026 12:00
Triennale Milano, Viale Emilio Alemagna 6, 20121, Milano

Photo by Roberto Scala

Camila Curiel solo show alla Gallery Room di Milano

Con la mostra Pim, Pam, Pum. Pum, Pam, Pim, l’artista venezuelana Camila Curiel dà forma a un universo sospeso tra memoria, immaginazione e artificio. Le opere, costituite da oggetti tridimensionali realizzati con materiali sintetici, evocano frammenti di un paesaggio medievale immaginario: mani, piedi, oggetti e immagini isolate emergono come reperti di una città in continua trasformazione. Ogni elemento appare come il residuo di una narrazione incompleta, contribuendo a delineare un ambiente che riaffiora incessantemente senza mai cristallizzarsi in una forma definitiva.

Nel suo lavoro, Camila Curiel indaga elementi tratti dal vissuto quotidiano e dalla dimensione personale. Ricorrono frequentemente parti del proprio corpo o di corpi frammentati, presentate come se fossero reperti anatomici o elementi chirurgici. Questi dettagli isolati invitano lo spettatore a immaginare ciò che manca, completando mentalmente le figure e costruendo una narrazione aperta. La frammentazione del corpo diventa così uno strumento per riflettere sull’identità, sulla memoria e sulla percezione, lasciando spazio all’interpretazione individuale.

Con la exposición Pim, Pam, Pum. Pum, Pam, Pim, la artista venezolana Camila Curiel da forma a un universo suspendido entre la memoria, la imaginación y el artificio. Las obras, compuestas por objetos tridimensionales realizados con materiales sintéticos, evocan fragmentos de un paisaje imaginario donde las referencias medievales se entrelazan con elementos contemporáneos. Manos, pies, objetos e imágenes aisladas emergen como vestigios de una ciudad en constante transformación. Cada elemento aparece como el residuo de una narración incompleta, contribuyendo a delinear un espacio que reaparece una y otra vez sin llegar nunca a adquirir una forma definitiva.

La investigación artística de Curiel parte de elementos de la vida cotidiana y de su dimensión más personal. Fragmentos de su propio cuerpo o de cuerpos seccionados son aislados y transformados en presencias autónomas, semejantes a restos anatómicos o fragmentos quirúrgicos. Desvinculados de su contexto original, estos detalles generan una tensión entre presencia y ausencia, invitando al espectador a imaginar aquello que falta y a completar mentalmente las figuras. La fragmentación del cuerpo se convierte así en un recurso poético para reflexionar sobre la identidad, la memoria y los mecanismos de la percepción.

With the exhibition Pim, Pam, Pum. Pum, Pam, Pim, Venezuelan artist Camila Curiel creates a universe suspended between memory, imagination, and artifice. Composed of three-dimensional objects made from synthetic materials, the works evoke fragments of an imaginary medieval landscape: hands, feet, objects, and isolated images emerge as remnants of a city in constant transformation. Each element appears as the residue of an incomplete narrative, contributing to the creation of an environment that continually resurfaces without ever crystallizing into a definitive form.

In her practice, Camila Curiel explores elements drawn from everyday experience and the personal sphere. Parts of her own body, as well as fragmented bodies, frequently recur, presented as though they were anatomical specimens or surgical remnants. These isolated details invite viewers to imagine what is absent, mentally completing the figures and constructing an open-ended narrative. The fragmentation of the body thus becomes a means of reflecting on identity, memory, and perception, while leaving ample room for individual interpretation.

GALLERY ROOM  VIA PIETRO CALVI, 2 –  MILANO, 20129

TEL : + 39 02 81507 007 

INFO@GALLERYROOM.NET

LUNEDÌ – SABATO, 11.00 – 19.00  GIOVEDÌ, 15 – 19.00

Text ansd photo by Roberto Scala

Spazio Maiocchi Friday, 19 June, Slam Jam, On, and POST ARCHIVE FACTION (PAF) present CHASE STILLNESS.

Best exhibition in Milan To mark the launch of the latest collaborative collection from On x PAF, Spazio Maiocchi will host an immersive, bespoke installation by German artist Dominic Kiessling.

Music by Space Afrika

Part of the artist’s ongoing exploration of systems shaped by natural forces, the work draws inspiration from the collaboration’s theme of metamorphosis. Subtle movements—generated by airflow and passing bodies—animate its surface, creating the presence of a living, breathing organism.

The experience is further enriched by live music performances

Spazio Maiocchi is a social space where art, design and fashion blend to shape new cultural experiences, hosted in a former industrial building of over 1000 square meters in central Milan. Originating from the convergence of visionary founding partners Slam Jam and Carhartt WIP, the space opened in October 2017 and has since presented cross-disciplinary projects with a wide range of international partners. Through a rich program of events and exhibitions curated by KALEIDOSCOPE, Spazio Maiocchi has affirmed itself as a new breed of art institution, building and nurturing a culturally conscious, new-generation audience in Italy’s fashion and design capital.

Enzo Fiore al GASC di Villa Clerici Milano fino al 27/09/2026

L’artista eclettico Enzo Fiore presenta cinque opere, tra cui una suggestiva reinterpretazione della Vergine delle Rocce, realizzata interamente con materiali naturali e insetti.

Fiore si distingue per una tecnica artistica unica: attingendo direttamente dalla natura, utilizza muschio, foglie, radici, terra, pietre, sabbia, resina e cemento, talvolta anche insetti, che ricompone in modo originale per dare vita a volti, sculture e omaggi ai grandi maestri del passato. Il risultato è sorprendente e straniante, poiché le iconografie rappresentate risultano spesso immediatamente riconoscibili. Le sue immagini, che sembrano emergere da una dimensione onirica, colpiscono per la loro forza espressiva e per il rispetto dei cromatismi naturali dei materiali impiegati. Le forme, nitide e armoniose, sembrano avanzare verso l’osservatore con un’eleganza quasi rinascimentale.

The eclectic artist Enzo Fiore presents five of his works, including a striking reinterpretation of the Virgin of the Rocks, created entirely from natural materials and insects.

Fiore has distinguished himself through a unique artistic technique that draws directly from nature. The artist uses moss, leaves, roots, soil, stones, sand, resin, and cement—sometimes even insects—which he recombines in an entirely original way to create faces, sculptures, and tributes to the great masters of the past. The result is both captivating and disorienting, as the iconography is often instantly recognizable. His images, which seem to emerge from a dreamlike world, possess an unusual strength and expressiveness, not only because they preserve the natural colors of their materials, but also because of the way they seem to reach out toward the viewer through their refined, almost Renaissance-like forms.

La raccolta museale GASC | Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, in collaborazione con Isorropia Homegallery, presenta “INNESTI 26”, progetto espositivo curato da Luigi Codemo che mette in dialogo la ricerca artistica di Enzo Fiore con la collezione permanente custodita nelle sale di Villa Clerici a Milano.

Sede della mostra
Villa Clerici
Via Giovanni Terruggia 14, Milano

Data
27 settembre 2026

Orari di apertura ordinaria del museo

  • Giovedì e venerdì: 14.30 – 17.30
  • Domenica: 14.30 – 18.30
  • Ultimo ingresso consentito 45 minuti prima della chiusura

Chiusura estiva
Il museo resterà chiuso dal 20 luglio al 30 agosto.

Photo by Roberto Scala.