Svelare la rappresentazione dell’apparire!
“Beato il credente virtuoso, rispettoso dei diritti di Dio e delle sue creature.
Colui che segue la legge rivelata nel suo cuore e nel suo spirito, Colui che fugge le vanità del mondo.”
Gabriele Crespi, “Nel nome di Dio”, Edizioni paoline, 1985
Trovo molto intrigante il progetto del teatro Bellini posto in essere da un anno, quello dell’arte contemporane in vetrina (storicamente nato in area di Napoli città metropolitana per poi espandersi in Italia e in Europa con “Artisti in vetrina” di Gino Ramaglia a inizio millennio.

Platea è il progetto espositivo quest’anno in collaborazione con l’Andrea Nuovo Home Gallery, che nel suo terzo atto accompagna la messa in scena di Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna per la Stagione 25/26.

La vetrina è dell’artista Marianna Sannino con “Dressing Room”, la stanza della vestizione, del cambio d’abito di scena che diviene luogo d’ulteriore rappresentazione, perché il vero “Grande Fratello” della rappresentazione simbolica dell’arte è da cercare nelle arti maggiori, la pittura e la scultura, che come in questo caso, attraversano la soglia tra rappresentazione e realtà da indagare, tra gesto e trasformazione.

La sua vetrina dove anche le installazioni sono dipinti fonde e confonde figura e sfondo, illusione e realtà, svelandoci che la sua non è una vetrina ma una rappresentazione di ciò che in scena arriva ma non ci è dato di vedere.


