Sugar Free group show Art Gallery Giovanni Bonelli Milano

Si è inaugurata giovedì 30 gennaio 2025 la mostra collettiva

“Sugar Free” con opere di Andrej Auch, Chiara Calore, Chiara Peruch, Eric Pasino e Rachele Frison. In programma dal 30 gennaio al 1° marzo 2025, la mostra riunisce diverse voci della pittura contemporanea, esplorando i temi del mito, dell’identità, della memoria culturale e dei confini dell’immaginazione. Il titolo, Sugar Free, suggerisce un’esplorazione spoglia e cruda delle verità artistiche, disadorna ma profondamente evocativa. Tutto si intreccia nella metafora della natura surreale, un realismo onirico ed esoterico 

Il titolo della mostra, Sugar Free, sottolinea l’autenticità e la crudezza dell’espressione artistica. Queste opere rifuggono dalla dolcezza superficiale, addentrandosi invece nelle profondità dell’esperienza umana, della memoria collettiva, dell’ignoto e dell’assurdo.

Photo by Roberto Scala

Roberto Scala artist in Deepseek

Roberto Scala italian artist

Roberto Scala is an Italian artist known for his work in the field of contemporary art. He is particularly recognized for his innovative use of materials and techniques, often blending traditional methods with modern technology. Scala’s work spans various mediums, including painting, sculpture, and digital art, and he is celebrated for his ability to create pieces that are both visually striking and conceptually profound.

Scala’s art often explores themes related to human existence, technology, and the intersection of the natural and artificial worlds. His pieces frequently incorporate elements of surrealism and abstraction, inviting viewers to engage in a deeper contemplation of the subjects he portrays.

Throughout his career, Roberto Scala has exhibited his work in numerous galleries and art fairs, both in Italy and internationally. His contributions to the art world have earned him a reputation as a forward-thinking and influential artist in the contemporary art scene.

Aaaaaaaaa arts

Roberto Scala sold in New York City Tò Berry Campbell Gallery

Roberto Scala  Group Exhibition x postcard for the edge  tò Art Gallery  Berry Campbell in 524 W 26th street start january 24 – 26 , 2025

Ma art work its sold in alfer hours very good week done .

  • Berry Campbell Gallery
    524 W 26th Street
    January 24-26, 2025

    • Online Sale: Opens at 10am EST on Saturday, January 25 at postcards.visualaids.org.
    • Gallery Hours: Berry Campbell Gallery (524 W 26th Street) will be open on Saturday 1/25 from 12–5pm and Sunday 1/26 12–4pm for in-person shopping and order pickup.
    • ONLINE SALE:
      Opens Saturday, Jan 25, 10am EST

    • postcards.visualaids.org

    • Photo by Project

Claudio Cerritelli parla di Roberto Scala artista

Ecco Roberto Scala è un artista che sperimenta pittura, scultura e installazione in una forma d’arte concettuale . Da parecchi anni fa parte del movimento artistico della arte postale ma anche Mail Art è una pratica artistica che enfatizza lo scambio diretto e non commerciale tra artisti, e spesso prevede la creazione di piccole opere come collage, timbri, cartoline, francobolli artistici o disegni inviati per posta. Scala, attraverso questa modalità, si inserisce in una rete globale di artisti, ponendo l’accento sulla comunicazione, sul contatto personale e sulla decentralizzazione del processo estetico e artistico.

Né suoi ultimi lavori che ricicla qualsiasi oggetto che si possa incollare cucire attaccare da formare così un’opera polimaterica.

Bozza
Breve testo critico scritto da Claudio Cerritelli

Luca Beatrice scrive di Roberto Scala

Il lavoro dell’artista Roberto Scala segue un percosso asettico che si può definire molto Pop poco narcisista.
Cerca sempre di sperimenta nuovi materiali, supporti, forme e immagini.      I suoi ritagli di giornale, di riviste, di manifesti o poster che strappa, piega e incolla in modo confuso ma energico, su cartoni o tele, aggiungendo macchie e spruzzi di colore, fa riflettere ma anche pensare al presente come al passato in una dimensione astrale.

Testo inedito mai pubblicato di Luca Beatrice

Anselm Kiefer anche nel 2025 fa emozionare all’Hangar Bicocca Pirelli di Milano

A Milanese all’installazione permanente di Anselm Kiefer e alle mostre temporanee in corso. Concepita e presentata per l’apertura di Pirelli HangarBicocca nel 2004 da un progetto di Lia Rumma, l’installazione permanente site-specific di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti, deve il suo nome ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico Sefer Hechalot, il “Libro dei Palazzi/Santuari” risalente al V-VI secolo d.C., in cui si narra il simbolico cammino d’iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto di Dio

Le sette torri – del peso di 90 tonnellate ciascuna e di altezze variabili tra i 13 e i 19 metri – sono realizzate in cemento armato utilizzando come elementi costruttivi moduli angolari dei container per il trasporto delle merci. Anselm Kiefer ha inserito tra i vari piani di ciascuna torre libri e cunei in piombo, che, comprimendosi sotto il peso del cemento, garantiscono maggiormente la staticità delle strutture. Per l’artista l’utilizzo di questo metallo non ha solo un valore funzionale, ma anche simbolico: il piombo, infatti, è considerato nella tradizione materia della malinconia.

Photo by Roberto Scala artist 2025

Dalla civiltà Nuragica alla Banana di Cattelan.

Dalla civiltà Nuragica
alla Banana di Cattelan.

Nell’ isola che non c’è dalla civiltà Nuragica alla Banana, il passo è breve. È mancata la crescita culturale per l’incapacità delle istituzioni di osservare e riflettere sul mondo dell’arte nella sua essenza quotidiana a causa del crollo della conoscenza, forse si considera che la natura dell’arte si è fatta incerta, o quanto meno ambigua, forse si può ricorrere alla Banana in mostra in ogni luogo istituzionale e di culto per creare un dibattito visivo su ” che cos’è l’arte nel contesto sociale”.

Comandanate Polvere

Sgarbi è “Accademia Nuragica!”

Sgarbi è “Accademia Nuragica!”

A Capoterra lo scorso 22 Dicembre, lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi è stato ricevuto in pompa magna dall’amministrazione comunale di maggioranza, a suo tempo eletta in un ballottaggio con il 55% d’astensionismo e lo 0,1% di maggioranza sul 45% votante.
L’ evento natalizio era la presentazione del libro dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi: uomo brand le cui cariche politiche nei decenni si sprecano e s’incrociano con il suo profilo di storico dell’arte, curatore, critico e autorevole (a tratti autoritario) opinionista mass mediatico.
A Capoterra, nella cornice della Parrocchia di Sant’Efisio ha presentato il suo libro “La Natività”.
Mai nutrito riserve riguardo la preparazione Storica del critico, storico, curatore e politico Vittorio Sgarbi: nel 2010, venni incaricato da un’associazione culturale di Sant’Antioco, tramite il cantautore Ignazio Pepicelli, di sostituirlo, lo fecero cittadino onorario con la speranza di porre all’attenzione nazionale gli artisti locali (come l’allora vivente Scultore Gianni Salidu), ma a fronte della cittadinanza onoraria, scoprirono che non si sarebbe pronunciato di volta in volta sugli artisti locali se non adeguatamente remunerato: uno Storico dell’arte che sa dare valore alle sue competenze,  nel nome di questo, l’opposizione attraverso la voce dell’ex Sindaco Francesco Dessì sostiene: “che quelle seimila euro potevano essere spese meglio!”.
Avendo pubblicato in passato qualche libro con piccole case editrici nazionali, so bene che contrattualmente la promozione del libro è da contratto,  la promozione privata di un libro non è un poco in conflitto d’interessi con la sua remunerazione?
Il tariffario dello Storico dell’arte è cosa ben nota, i suoi spazi di promozione mass mediatici  immensi e sconfinati, promozione di un libro autorevole di un lavoro molto ben distribuito a livello nazionale.
In termini di stile politico non mi pare il massimo riceverlo in costume tradizionale, con seimila euro  si sarebbe potuto ricordare Primo Pantoli, che a Capoterra parrebbe non essere mai passato…
Mi viene in mente il mio tariffario per il tanto vituperato progetto “Accademia Nuragica”, seimila euro complessive non le ho intascate per il progetto della prima edizione di “Martirio Plastico” (quattrocento euro), per la prima edizione di “Accademia Nuragica” (1200 euro per progetto e realizzazione collettiva con gli artisti residenti) e per la seconda edizione (dove ho progettato l’impianto d’insieme delle sculture, anche in questo caso 1200 euro progetti e realizzazione), facendomi i conti in tasca guadagnai (in perdita visti i costi di lavorazione, una settimana dopo l’altro dovevo ricomprarmi l’attrezzatura), 3000 euro in tre anni (la metà di quanto intascato da Sgarbi per promuovere il suo libro).
Scrivo e ricordo questo non per criticare l’attuale maggioranza e neanche per sostenere la minoranza, la povertà di contenuti artistici di maggioranza e opposizione si qualifica da sola in un territorio dove l’arte o è passatempo mass mediatico o socialismo popolare folk, non pervenuta la terza via, quella della dimensione processuale e progettuale di una comunità che utilizzi l’arte contemporanea come strumento di studio e indagine d’elevazione coscienziale collettiva, dando valore simbolico e poi economico a quello che si processa come bene comune, con quel territorio ho reciso il legame (privato e pubblico), ma questo non vieta a distanza di coltivare la memoria (almeno la mia).

LUCE!

LUCE!

Il giubileo del 2025 è nato brandizzato:

L’autore del brand del giubileo è il Designer Simone Legno (vive e lavora tra Giappone, Roma e States) del marchio Tokidoki, noto per avere brandizzato vibratori ed avere posizioni culturali vicino al gay Pride di cui pare scomparsa traccia via social.

La brandizzazione ruota intorno a una bambina, lei come tutta la narrazione stile Manga “Made in Japan” (posso scrivere che la cultura dei fumetti manga è abiura se comparata alle arti visive maggiori?).

Il giornalista e scrittore Andrea Cionci sostiene che la bambina pellegrina “Luce”, sia ispirata a Greta Thunberg, nel nome di uno gnosticismo non cristiano.

La bambina pellegrina portatrice di luce con bastone, lux (luce) e ferre (portare), in ambito pagano la si potrebbe ricondurre a Venere visibile all’aurora, Ishtar per i Babilonesi; Astarte per i Fenici; Inanna per i Sumeri.

Nell’ambito dell’occultismo e dell’esoterismo, Lucifero sarebbe il detentore di una sapienza inaccessibile all’uomo comune.

Alcuni cromatismi paiono invece chiari, il cappuccio giallo e blu, non ci fa pensare alla bandiera dell’Ucraina?

Ha un rosario con croce d’ordinanza e tredici palline, il numero tredici nella Cabala ebraica indica spiriti maligni, associato anche con il montone che Abramo sacrificò a Dio invece del figlio Isacco, per estensione un numero di morte, per qualcuno il tredici starebbe anche per la tredicesima tribù d’Israele che farebbe capo ancora una volta all’Ucraina (ma questo mi pare pretestuoso).

Il bastone a forma di Y rimanda al bastone di Virgilio, al Serpente come strumento necessario per elevarsi coscienzialmente.

L’alchimia e l’esoterismo, non dimentichiamolo, sono all’origine del Cristianesimo, la loro condanna venne emessa dal papa Giovanni XXII con la bolla “Spondent pariter” del 1317 (per inciso lo stesso Papa era un alchimista e la bandì perché temeva potesse essere usata contro di lui).

La nostra “Luce” si muove con scarpe sporche di fango, metafora di quanto sia arduo un percorso di ricerca di senso in una società così complessa ma direzionata per target di riferimento.

Luce si muove con dei compagni di percorso:

– Un uccellino bianco di nome “aura”, con tre foglie di ulivo che porta con le zampette, una colomba che porta padre, figlio e spirito santo.

– Un angioletto chiamato “Iubi”, con ali e cappello alato come Hermes, sul cappellino ha una croce e un’ancora, vola ma sa d’essere in mare aperto ancorato al pianeta.

– Un cane bianco, “santino”, simbolo di fedeltà, lealtà e ubbidienza.

“Luce” ha negli occhi l’iride che pare un fiore con nove petali, ma pare anche una conchiglia che l’accosterebbe nuovamente a Venere-Lucifero, in alto nell’occhio compare un riflesso, un sole ovaloide o un disco volante.

“Luce” ha anche degli amici, “Friends” (Free-Ends sostiene lo scienziato Corrado Malanga):

“Fe” ha un giubbino rosso (fuoco), è un maschietto di colore, ha a sinistra un libro di fede.

“Xin” è una ragazza, ha giubbino verde(acqua) con orecchie e ha sinistra ha un orsetto, nella cultura tolteca l’orso indica coraggio (il coraggio dell’ascolto?).

 “Sky” è una ragazza, ha destra una chitarra, giubbino colorato di blu (cielo) ed essenza creativa, in altre parole sono tre elementi che completano “Luce”.

La campagna di brandizzazione ridonda d’immagini, c’è un’immagine con Aura, Luce e Santino che guardano a sinistra (Luce e Santino con occhi chiusi), con dietro la Vergine Maria o Iside (sostiene Corrado Malanga), che ha riflessi negli occhi i nove petali di un fiore o conchiglia e una cometa con una stella a cinque punte, i cinque elementi metafisici dell’acqua, dell’aria, del fuoco, della terra e dello spirito. 

Il simbolo del Tokidoki che fa capo al Designer Simone Legno?

Ricorda le anime pie del purgatorio? 

A Napoli sono ancora oggetto di culto, ma non sono state considerate nemiche dei Santi?

Simbolismi complessi che sintetizzano memoria e storia di un pellegrino che siamo noi, che in eterno attraversiamo il tempo, la vera questione è dove stiamo andando, in che direzione sta andando lo Stato Vaticano? 

Chi si sta adorando? 

Chi pratica il simbolo sa che il simbolo non direziona nessun altro che non sia l’individuo, la sua scrittura va oltre ciò che presenta come dogma e ci direziona dove sappiamo e dove vogliamo, accomunandoci e distinguendoci tutti, la risposta e la soluzione dell’enigma è nel fedele e nel suo santino di riferimenti, cosi sia, Amon…, cioè Amen!