Giacomo Spazio espone alla fermata di Villapizzone Milano

Born in 1957, Giacomo Spazio writes in 1975 poetical phrases on the walls of Milan and performs between Milan and London, both alone and with the group “Poesia Metropolitana”.

In 1980 he abandons performances to dedicate to painting and in 1983 his works, full of colors and big in dimensions, are painted on the walls inside the prestigious “Teatro dell’Arte (Art Theatre)” in Milan. He’s for sure one of the first italian artists to work on the street (1975-1987), being an avantgarde in years of the Italian Street Art movement.

From 1990, his artistic work, always swinging between music and literature, becomes of strong emotional and social impact.
He says of himself “I am a man. Simply a man. My life style totally reflects into my artistc work. We all need poetry and we all need to get rid of any slavery!”

From 2005 his atelier/laboratory is regulary open to host single or collective exhibits mainly of italian artists.
He is one of the members of the Milano art collective called: Limited.

More over, in 1982 he founded with friend Nino La Loggia the punk(art)rock band called 2+2=5 with whom recorded 3 records, continuing with several bands and finally going solo.

In 1983 he established with Ermanno Gomma Guarnieri the UT distribution. This was the first italian company that distributed counter-culture punk material (tapes, records and faniznes).

In 1986 with several friend Gomma, Kikko and Valvola, he is among the founders of the first italian no copyright & electronic counter-culture magazine called Decoder.

In 1987 he founded the independet music magazine Vinile and the related independent label Vox Pop that later became one of the most famous and important indie-rock italian label.

In 1997 he goes back to his full time job: being an artist.

Last and Furious – la vera storia della Andrea Moda Formula

Il popolo degli appassionati di Formula 1 e non solo è in trepidazione per l’imminente uscita di “Last and Furious – la vera storia della Andrea Moda Formula”, un docufilm che ripercorre l’epopea dell’Andrea Moda, un team italiano che può vantare la partecipazione a un gran premio, quello di Monaco del 1992 grazie all’impreso del driver brasiliano Roberto Moreno che riuscì a superare le prequalifiche e a terminare undici dei settantotto giri previsti prima che un cedimento meccanico mettesse fine a questa bellissima favola.

Oggi ho il piacere di intervistare per gli Amici di “Cagliari Art Magazine” Massimiliano Sbrolla regista e, insieme con Giordano Viozzi e Cristiano Coini uno dei tre autori di quella che si appresta a divenire una delle docu-serie televisive dedicate alla Formula 1 più realistiche e cool del panorama internazionale.

Roberto Brunelli: Buongiorno Massimiliano, com’è nata l’idea di questo documentario e perché proprio sull’Andrea Moda?

Massimiliano Sbrolla: Era destino che raccontassimo questa storia. Io, Giordano e Cristiano, siamo originari di questo entroterra marchigiano. Le tragicomiche vicende della Andrea Moda le avevamo respirate sin da ragazzini. Poi a distanza di 30 anni, avendo fatto tutti e tre, un percorso professionale nel mondo della produzione televisiva, ci siamo ritrovati seduti ad un bar dicendo “Pensa quanto sarebbe bello rintracciare Andrea Sassetti e scoprire come sono andate veramente le cose”. Quel bar, scoprimmo poi, era esattamente a 7 km da dove abitava Andrea Sassetti. Partimmo in sordina. Poi Il mondo si chiuse il mese dopo causa Covid. È stato il progetto che ci ha tenuti in vita (professionalmente parlando) durante quel periodo assurdo. Ne siamo stati travolti in 3 lunghi anni di scoperte, telefonate, incontri, difficoltà, fallimenti, successi e aneddoti pazzeschi. Pian piano abbiamo capito di avere tra le mani qualcosa di grandioso, che nel suo piccolo racchiudeva tutto ciò che un appassionato di motori desiderava.  La cosa più bella di questa esperienza è stato l’affetto delle persone che hanno iniziato a seguirci sui social. A partire da Mattia Valenti, che sin dall’inizio da semplice fan della scuderia di Monte San Pietrangeli, si è offerto di gestire Instagram e Facebook di Last & Furious. Da li in poi ogni giorno la gente ha iniziato a contattarci per darci un contributo: chi ci mandava foto inedite, chi un ritaglio di giornale, chi ci dava una dritta su una persona che stavamo cercando, che ci esortava a non mollare nei momenti di difficoltà.

Massimiliano Sbrolla a Monte San Pietrangeli

R.B.: Gli anni Novanta si erano inaugurati come un ritorno al passato, dove piccole squadre artigianali, garagisti come li definiva “il Drake” Enzo Ferrari, potevano di nuovo tentare l’avventura nella massima serie motoristica. Basti pensare alla sfortunata esperienza della LIFE F190 con il suo rivoluzionario motore a W12 del 1990.Veniamo ora alla figura quasi mitologica del patron del Team, l’imprenditore marchigiano del settore delle calzature, Andrea Sassetti, voi che avete avuto il piacere di intervistarlo cosa ci potete dire di più sull’uomo o, meglio, sul suo sogno di correre in Formula Uno?

M.S.: Andrea è stato un pazzo. Nel senso buono del termine. La sua vita a 300 all’ora l’ha portato a raggiungere grandi traguardi ma anche a finire spesso fuoristrada. Non è un santo, non è un bandito. E Sassetti. Punto. Con lui, si è creato un bel rapporto di amicizia anche se all’inizio non ricordava nulla (o faceva finta) dei dettagli della sua avventura. Nomi, eventi e contatti li abbiamo ricostruiti passo dopo passo con un lavoro di ricerca pazzesco. Mi vengono i brividi se ripenso a ciò che abbiamo fatto. Per farti qualche esempio: abbiamo rintracciato in Germania due donne che all’epoca fecero delle foto inedite al team, partendo da un indirizzo di 30 anni fa e 2 nomi di battesimo. Abbiamo ritrovato un importante meccanico della scuderia andando in giro per i Paesi dell’Umbria suonando porta a porta perché sapevamo che aveva avuto un’officina in quelle zone. E così tante altre sorprese che vedrete nel doc.

Andrea Sassetti nel suo magazzino segreto

R.B.: Ma è vero quello che si legge nel web che oggigiorno Sassetti scende in pista a Misano sull’Andrea Moda?

M.S.: No. E accaduto fino agli inizi degli anni 2000. Poi le macchine sono…scomparse…la storia delle vetture è uno dei filoni che vengono raccontati nel documentario, pieno di mistero e colpi di scena

Intervista a Ercole Colombo

R.B.: Avendo seguito anch’io la storia dell’Andrea Moda ho sempre trovato ingeneroso la marea di commenti che si leggono sul web sul Team che è descritto come uno dei più “scarsi” del circus della Formula Uno. In fin dei conti Sassetti e l’Andrea Moda, grazie alle straordinarie capacità del driver Moreno è riuscito a essere uno dei team che ha visto la macchina scendere in pista per disputare un gran premio. Da dove deriva, secondo voi, questa “superficialità” nell’aver descritto prima del vostro docu film l’epopea del team?

M.S.: Noi siamo partiti dall’idea di raccontare la storia degli ultimi degli ultimi. In rete questo team è considerato la vergogna della formula 1. Tant’è che, quando ci siamo approcciati a F1 per avere accesso ai loro archivi video la risposta ci raggelò “ci spiace, ma non siamo interessati a questo progetto perché rischia di mettere in cattiva luce la reputazione della Formula 1”. A 30 anni di distanza ancora Sassetti faceva tremare il Circus? La cosa ci sorprese, ci fece ridere e ci preoccupò nello stesso tempo. Per fortuna siamo riusciti ad avere uno spiraglio con F1 grazie all’aiuto di un grande giornalista, ex direttore di Rombo Franco Panariti.  Ed oggi siamo qui ansiosi di mostrare al mondo questo lavoro e siamo certi che alla fine delle 3 puntate ognuno di voi, con una lacrimuccia che scorre sul viso dirà “che storia assurda”

Intervista a Nigel Mansell
Backstage dell’intervista a Nigel Mansell

R.B.: E sì, Roberto “Pupo” Moreno è stato senza dubbio uno dei migliori driver che la Formula Uno ha avuto nell’ultimo trentennio, se si pensa Al miracolo” che ha compiuto a Monaco in quel 1992. Mi piace citare a tal proposito il mio concittadino e amico d’infanzia Vincenzo Sospiri un altro grandissimo pilota cui “mancò la fortuna (intesa come la macchina) non il valore”. Come avete rintracciato Moreno e dirci se ha accettato subito di prendere parte al vostro progetto.

M.S.: Roberto è una persona unica, meravigliosa. Siamo riusciti, dopo un anno e mezzo di messaggi e telefonate, a farlo venire in Italia da Miami, per fargli l’intervista. Ricordo che durante il lockdown avevo lasciato il mio numero di telefono a mille persone che potevano conoscerlo per avere un contatto. Avevo scritto decine di mail senza successo. Poi un pomeriggio, tra un bollettino Covid e l’altro, mi squilla il telefono. Numero estero. “Pronto, sono Roberto Pupo Moreno…so che mi stai cercando”. È stato un momento di commozione unico. Da lì ci siamo scritti quotidianamente. E mi diceva “Finalmente qualcuno che ha avuto il coraggio di raccontare questa storia”. Infine pochi giorni fa, quando gli abbiamo fatto vedere in anteprima le 3 puntate, ci ha mandato un vocale commosso… non immaginava un lavoro così professionale e appassionato.

Gli Autori con Roberto Moreno

R.B.: Nel 2017 in occasione di un articolo che scrissi per la Mostra che dedicarono al grande Ayrton Senna alla Factory della Lamborghini, ebbi modo di scrivere “Molto fermento vi è oggi tra i collezionisti di tutto il mondo di memorabilia di auto sportive e parti di ricambio di auto da corsa” nella vostra ricerca di materiale per il film avete incontrato collezionisti che vi hanno aperto le loro collezioni per prestarvi del materiale sull’Andrea Moda? Se sì erano gelosi dei loro cimeli o li hanno condivisi volentieri?

M.S.: L’unico possessore al mondo di memorabilia della Andrea Moda credo sia Andrea Sassetti. Il giorno che ci ha aperto il suo vecchio scantinato dove tiene tutt’ora tutto quello che è rimasto del team, ci sembrava di entrare nella cappella Sistina della formula 1. Ma non dovete immaginarvi teche o vetrine. Tutto era, ed è, accatastato come fosse un vecchio negozio di mobili abbandonati. Un’esperienza mistica.

Mensile Collezionare di settembre 2017

R.B.: Per conoscervi meglio, voi eravate già collezionisti di memorabile sportive oppure magari lo siete diventati nel corso delle riprese e della ricerca di materiale?

M.S.: Noi prima di questa storia non eravamo nemmeno appassionati di motori. A noi ha catturato la storia di vita di questo personaggio e di tutte le persone che gli sono state accanto. Che ha fatto da sfondo al mondo delle corse. Perché, secondo noi, questa è anche una vicenda umana unica, divertente, tragica, truffaldina. Una storia destinata a sorprendere anche chi non ha mai visto un gran premio.

Massimiliano con il regalo di Sassetti

R.B.: Nel ringraziarvi per l’intervista vorrei chiedervi se potete darci qualche anticipazione sull’uscita e su dove potremmo guardare la serie?

M.S.: La mia società di produzione, la zoofactory srl, pur lavorando da anni per grandi broadcaster, è una piccola realtà. Assieme a Giordano Viozzi e Cristiano Coini, ci siamo imbarcati in un progetto che è diventato molto più grande di noi. Sia dal punto di vista del lavoro che da quello economico (il documentario è stato totalmente autofinanziato). Girare l’Italia e il mondo per fare le interviste, acquistare materiale fotografico e video, mettersi al tavolo delle trattative con un colosso come Formula 1 è stato difficile, entusiasmante e impegnativo. Soprattutto se pensate che abbiamo fatto tutto nei ritagli di tempo, tra una produzione e l’altra (grazie alle quali potevamo finanziarci l’opera). Ma siamo sicuri che a giochi fatti tutti apprezzeranno la bontà e l’unicità dei nostri sforzi. La storia della Andrea Moda è un po’ la parabola della vita: si ride, si piange, si soffre, si perde e si rinasce.

Intervista in officina

R.B.: Chiudiamo lasciando a te l’onore di comunicare ai lettori di Cagliari Art Magazine l’ultima ora che mi hai anticipato prima di iniziare l’intervista.

M.S.: Grazie al sostegno della Regione Marche che ha fortemente creduto nel progetto, avremo la possibilità di presentare la mini serie alla 80^ Mostra del cinema di Venezia.

80 Mostra del cinema di Venezia

 

Anche a Capri c’è l’arte contemporanea

Ecco il solito artista che vuole sconvolgere il mondo dell’arte moderna e contemporanea, con scultura che abbruttiscono una piazzetta come Capri nelle vicinanze di una chiesa secolare con una scalinata antica dove i pellegrini di soffermavano all’ombra del sole dell’estate ora occupata da pseudo artisti che bevono alcool etilico

Photo copyright Roberto Scala

Retromarcia senza freni!

Retromarcia senza freni!

Stanotte sono tornato a sognare, ero nella mia auto, con Ross di fianco, a Napoli, non funzionavano i freni, e il motore dell’auto pareva assente, la città completamente in discesa, ragion per cui potevo solo in retromarcia evitare collisioni e impattare con qualcosa o qualcuno (ma non si è impattato in nulla).
Sognare di andare in macchina in retromarcia esprimerebbe confusione riguardo importanti decisioni di vita. Grandi opportunità fuori portata nel nome di una situazione spinosa da superare.
Bisogna porre le carte sul tavolo, analizzare ciò che succede e cambiare modi di affrontare le cose.
Serve difendersi dalle critiche costruttive e ignorare le provocazioni.
Evitare di litigare con la famiglia.

 

Michelangelo Pistoletto. la Mela reintegrata in Piazza Duca d’Aosta a Milano

Ecco la mela reintegrata del maestro Michelangelo Pistoletto opera sublime di vitale importanza per una città, una metropoli, una nazione europea come l’Italia. Sfido chiunque a bruciare questa divinità simbolo emblematico dell’arte Povera,  ecco cosa dice il maestro :“Il simbolo della mela attraversa tutta la Storia che abbiamo alle spalle, partendo dal morso, che rappresenta il distacco del genere umano dalla Natura e l’origine del mondo artificiale. La Mela Reintegrata rappresenta l’entrata in una nuova Era, nella quale mondo artificiale e mondo naturale si ricongiungono generando nella società un equilibrio esteso a dimensione planetaria.
Il simbolo della Mela Reintegrata rappresenta la ricomposizione degli elementi opposti: natura e artificio. La mela significa natura; il morso della mela significa artificio, così come lo vediamo utilizzato in un marchio di computer mondialmente diffuso posto ad emblema della tecnologia che sostituisce integralmente la natura. Con la Mela Reintegrata l’artificio assume il compito di ricucire la parte asportata dal morso e ricongiungere l’umanità alla natura, anziché continuare ad allontanarla da essa.”

(Michelangelo Pistoletto)

Photo copyright by Robert Scala discendente scaligero 2023

 

Diego Marcon alla Fondazione Trussardi di Milano

Fondazione Trussardi dedica all’artista classe ’85 di Busto Arsizio Diego Marcon e che sviluppa, in un percorso strutturato nei piccoli ambienti, le proiezioni di alcuni dei suoi più celebri video art performance.  La mostra curata da Massimiliano Gioni direttore della Fondazione Trussardi di Milano .

Il Teatro Gerolamo. A pochi passi dal Duomo e definito dai meneghini “la piccola Scala”, è un edifico dalla storia travagliata; ideato nel 1868 dall’ingegnere Paolo Ambrosini Spinella, e realizzato in pochi anni coi materiali di risulta dalla stessa impresa edile che innalzò Galleria Vittorio Emanuele II, fu destinato a essere luogo di intrattenimento dedicato alle marionette. Si susseguirono infatti, dal 1911 al 1983, data della sua chiusura, alcune compagnie di spettacolo che lo gestirono con alterne fortune o veri successi, ma è stato poi grazie all’intervento della proprietà, la Società Sanitaria Ceschina, che dopo 34 anni è tornato al suo antico splendore.

Photo di Roberto Scala freelance

Roberto Scala realizza opere a strappo dal 1996 al 2022 tra Londra e Milano

Tra gli artisti più influenti del ‘900, spicca senza dubbio Mimmo Rotella che ha saputo trasformare questo gesto in un’autentica arte. Prima Napoli e Roma, poi Parigi e l’arrivo negli Stati Uniti: è stata proprio la borsa di studio ottenuta dalla Fullbright Foundation a consentirgli di trasferirsi negli Stati Uniti per frequentare l’Università di Kansas City. L’incontro con artisti di fama internazionale come Pollock e Rauschenberg ha ispirato il suo modo di intendere l’arte e la realtà che lo circondava, spingendolo poi a fare il grande salto. La tecnica artistica più nota di Mimmo Rotella, il famoso “Dècollage”, è stata sperimentata per la prima volta proprio dopo il rientro in Italia, consacrandolo come artista del taglia e incolla.

Mentre la mia opera oltre ad essere una rivisitazione in stile contemporaneo aggiunge oggetti rivisitati nel tempo incollati oppure montati all’interno di ogni lavoro, come una vera micro incisione chirurgica.

Artist Roberto Scala

Roberto Scala Riccione Beach solo show

Riccione on the Beach fotografia digitale.

L’interesse principale del mio lavoro è orientato sulla creazione di processi di studio e raccolta di documentazioni, che, attraverso un operazione di stratificazione e assemblaggio, rivelano delle potenzialità accidentali e impreviste partecipando attivamente alla formazione di una circostanza di percorsi di ricerca che prescindono dal pensiero ispiratore originario.
Durante questo processo di ridefinizione, il costante movimento tra l’accumulazione intuitiva dei materiali di studio e la loro riconfigurazione interna tramite l’atto intuitivo, si condensa mediante strutture narrative che fungono da base e principio per lo sviluppo delle opere, dove, collage,  disegni, oggetti di archivio, installazioni vengono analizzati in muto dialogo, diventando veicolo di molteplici riferimenti e interpretazioni.

Testo di Double Park

Riccione on the Beach digital photography. The main interest of my work is oriented towards the creation of study processes and documentation collection, which, through an operation of stratification and assembly, reveal accidental and unexpected potential by actively participating in the formation of a circumstance of research paths that disregard the original inspiring thought. During this redefinition process, the constant movement between the intuitive accumulation of study materials and their internal reconfiguration through the intuitive act, is condensed through narrative structures that act as a basis and principle for the development of the works, where collages, drawings, archive objects, installations are analyzed in silent dialogue, becoming a vehicle for multiple references and interpretations. Text by Double Park

Il bambino che c’è in me!

Il bambino che c’è in me!

Cosa ho sognato l’altra notte in nave?
Che il figlio della Dea fosse stato colpito da schiaffi d’uomini adulti in nave, e che resomi conto dell’accaduto chiedevo interventi per salvarlo, come chiamare l’infermeria.
Stanotte invece, ho sognato d’essere a Cagliari, una specie d’uscita in comune, dove c’era qualcuno, che corteggiava la Dea, barba incolta e camicetta bianca, c’era qualche motocicletta, e una figura del mio passato recente che sento, in termini archertipi, avermi allontanato da me in termini spirituali.
Cosa vuole dire questo?
Il bambino in pericolo è un simbolo che può essere interpretato come parte di me, in un momento nel quale probabilmente mi sento debole e vulnerabile, ma è anche un monito verso un approccio maggiormente maturo alla vita, il bisogno di andare avanti e migliorare certi aspetti della nostra vita.
Sognare un archetipo di relazione fallito, gravato dai ricordi del passato è sete di cambiamenti positivi, segreti o palesi.
Sospettare di un corteggiatore indicherebbe invece la mia forte impulsività.
La moto è simbolo di virilità e libertà , nei sogni può associarsi al piacere sessuale , inoltre potrebbe rappresentare il bisogno di esprimere se stessi prendendo controllo della propria vita e delle responsabilità che la vita ci mette davanti.

Bruciata la Venere di plastica in piazza!

Bruciata la Venere di plastica in piazza!

Ammonio: “Quando arrivai a Napoli scesi a terra, lì c’era il rosso e capii d’essere finito nelle mani del maligno.”

Il Rosso: “Solo a Napoli tornai in qualche misura a sentirmi a mio agio, e lì incontrai anche quest’uomo di Dio, ridotto come un pezzente”.

Jung, “Il libro rosso”.

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L’artista vero è immortale, questo nel nome che a oggi, la scienza non ha trovato alcun rimedio efficace contro la morte, l’arte parrebbe di si, lo sa bene Prassitele con la sua Afrodite pudica o Venere che si fa il bagno nelle sue innumerevoli riproduzioni, anche da giardino, che sono quelle che Michelangelo Pistoletto utilizzava per la sua Venere degli stracci, facendoci riflettere su come nel 1968, si fosse assuefatti a qualsiasi cosa, nel nome di questo lo stesso artista, nel 2023, complice una visione culturale e politica d’arte imposta al pubblico (public art?), lo stesso artista ha ben pensato, senza un vero progetto inedito calibrato per Piazza Municipio, nel nome del valore del vile denaro, di potersi imporre a una Piazza non completamente ancora assuefatta.
La Napoli dell’arte contemporanea, non è soltanto Jorit che prolifera in ogni dove o Pistoletto che ricicla la sua Venere degli stracci in macro, ma è anche valore critico che non si straccia i capelli per un’opera in plastica arsa in una modalità che pare programmata proprio per imporne il valore:
Scrivo questo perché la forza dell’arte è velenosa, la forma produce un’immagine che sopravvive anche senza l’artista, e diciamola tutta, senza il rogo, quanto sarebbe stato complicato per questa riproduzione trash e decontestualizzata di un lavoro post datato, vendersi come qualcosa di storico?
Non c’è stata azione creativa come nell’originale del 1968, non c’è stata forza e neanche sostanza, al punto da fare apparire l’incendio come qualcosa determinato da forze occulte e maghi e prestigiatori da operetta.
La parola sui media di massa diventa gestione di mercato, Michelangelo Pistoletto dichiara d’avere vissuto il rogo come un femminicidio, attestando che l’artista non sa più ribellarsi alla caricatura del sé funzionale al circo della quotazione del suo mercato, rappresentando un ruolo sociale accecato e individuale che sa esistere in superficie soltanto nel presente, come se il linguaggio dell’arte valesse uno scatto su Instagram, trattando brutalmente il proprio passato senza prendersi cura dei morti.

La storia dell’arte diventa perdere la dignità purché ci sia visibilità e si venga pagati, nessun guardarsi indietro e dentro.
Hanno bruciato la Venere in plastica sommersa da finti stracci tirati su una struttura telaio?
Una causa effetto di un’operazione politica imposta alla piazza, che non fa altro che incrementarne la popolarità e la quotazione ricapitalizzando un intervento costato al Comune di Napoli 168360 mila euro, lo spettacolo del rogo vale il prezzo del biglietto, da quelle ceneri come una fenice, potrebbe nascere una idea d’Alta Formazione Artistica, che sappia porre in essere il valore critico, iconico, iconoclastico e icastico dell’arte, magari un giorno una Venere degli stracci sarà arsa a Cagliari per celebrare la nascita di una pubblica Alta Formazione Artistica, che in quel sud d’isola, ancora non è mai nata.