Group show in Milano Giò Marconi

MOTHERBOY

a cura di Stella Bottai e Gray Wielebinski

23 novembre – 17 febbraio 2024

Artisti: 

Sophia Al Maria; Patrizio Di Massimo; Bracha L. Ettinger; Hadi Falapishi; Jes Fan; Apostolos Georgiou; Allison Katz; Leigh Ledare; Jonathan Lyndon Chase; Gaetano Pesce; Maia Ruth Lee; Jenna Sutela; Gray Wielebinski; Kandis Williams; Bruno Zhum

Martedì – sabato; 11-1;9

GióMARCONI
Via Tadino, 15 – Milano

Photo by Roberto Scala style street art

USA, Cina e Europa a Confronto

La Transizione Energetica Globale: USA, Cina e Europa a Confronto

 

In un mondo sempre più consapevole delle sfide climatiche, la transizione energetica emerge come un punto cardine per il futuro del nostro pianeta.  Ogni continente, con le sue politiche e investimenti, sta delineando un proprio percorso verso un futuro più sostenibile, evidenziando sia le differenze che le similitudini nelle loro strategie ambientali. In questo articolo mettiamo a confronto  Stati Uniti, Cina ed Europa, superpotenze mondiali con percorsi diversi ma paralleli in questo cruciale processo di transizione.

Cina: gigante energetico in cerca di rinnovamento

La Cina si colloca in una posizione unica nel panorama della transizione energetica.

Da un lato, è il maggiore produttore mondiale di gas serra, dall’altro guida gli investimenti globali in questo settore con un imponente stanziamento di 546 miliardi di dollari.

Questo investimento massiccio non è solo una dichiarazione di intenti ma una strategia ben definita che pone la Cina come leader nella produzione di tecnologie per l’energia rinnovabile, specialmente nel campo eolico, solare e nella produzione di veicoli elettrici.

Il paese mira a raggiungere zero emissioni entro il 2060, un obiettivo ambizioso che riflette la sua crescente consapevolezza ambientale.

 

La produzione di energia rinnovabile in Cina sta vivendo una crescita senza precedenti.

Oltre la metà degli impianti eolici e solari globali, così come delle auto elettriche vendute nel mondo, sono prodotti in Cina.

Questa significativa trasformazione industriale si inserisce in un contesto più ampio di riorientamento dell’economia cinese verso settori più sostenibili e tecnologicamente avanzati.

 

Gli Stati Uniti puntano alto: oltre 500 Miliardi per un futuro ecosostenibile

Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno destinato 140 miliardi di dollari per la loro transizione ecologica, con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni entro il 2050. Il recente Inflation Reduction Act del 2022 ha stanziato oltre 500 miliardi di dollari per la sicurezza energetica e la transizione, focalizzandosi su batterie e rinnovabili, trasporti green e mobilità elettrica, oltre al raccoglimento e allo stoccaggio del carbonio. Queste mosse indicano una chiara volontà degli Stati Uniti di posizionarsi come leader nella lotta contro il cambiamento climatico e nella promozione di un’economia più sostenibile e resiliente.

 

L’ UE investe per un 2030 all’insegna dell’ecologia

L’ Europa, con un investimento di 180 miliardi di dollari nel 2022, si candida a diventare il primo continente completamente carbon free. Il pacchetto “Fit for 55” dell’UE stabilisce obiettivi ambiziosi per il 2030: un 42,5% di energia da fonti rinnovabili e miglioramenti significativi in termini di efficienza energetica. Le politiche europee includono inoltre l’introduzione di un meccanismo di tassazione del carbonio sulle importazioni (Cbam) dal 2026 e il divieto di vendita di nuove auto a diesel e benzina dal 2035. Con una spesa totale di 578 miliardi di euro per il clima e tecnologie green nel periodo 2021-2027, pari al 33% del budget complessivo, l’UE dimostra un impegno senza precedenti nella lotta contro il cambiamento climatico.

L’UE è chiamata a tenere il passo

È dunque da sottolineare quanto sia importante l’impegno da parte dell’ Unione Europea in ottica transizione energetica, specialmente in risposta all’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti che ha rafforzato ulteriormente il ruolo americano in questo campo. Se l’Europa dovesse rallentare nell’adattamento a questa transizione, infatti, ciò potrebbe risultare in una perdita di competitività.

I Paesi dell’Unione Europea devono continuare ad intensificare gli sforzi e le risorse per l’innovazione e la produzione, onde evitare impatti negativi sull’industria e sulla strategia Europea di crescita. Un potenziale rischio derivante da un’incapacità di seguire opportunamente la strada della transizione energetica a livello Europeo è quello di vedere le imprese trasferirsi negli Stati Uniti, attratte da maggiori incentivi, specialmente nel settore dell’energia solare.

Insomma, è fondamentale per l’Unione Europea non perdere il passo con Cina e Stati Uniti, che sono pienamente impegnati nella corsa allo sviluppo sostenibile e che delineano pertanto un contesto globale in cui rimanere indietro non è un’opzione minimamente percorribile per l’UE.

 

Fonte: https://www.prontobolletta.it/news/transizione-energetica-globale/ 

Argentina la nuova meta dell’arte contemporanea al PAC di Milano

Performance del ghiaccio senza sosta. Esplora l’ARGENTINA sulle tracce dell’arte contemporanea!

22 artisti argentini di diverse generazioni si domandano come sarà il futuro e quali sono le battaglie sociali da combattere, in Argentina e nel resto del mondo, attraverso installazioni site-specific, video, performance, fotografia e pittura.

ArtistiE : duardo Basualdo, Mariana Bellotto, Adriana Bustos, Matias Duville, Leandro Erlich, León Ferrari, Lucio Fontana, Ana Gallardo, Alberto Greco, Jorge Macchi, Liliana Maresca, Marta Minujín, Miguel Rothschild, Adrián Villar Rojas, Cristina Piffer, Liliana Porter, Nicolás Robbio, Graciela Sacco, Alessandra Sanguinetti, Tomás Saraceno, Mariela Scafati, Juan Sorrentino.

Un percorso eterogeneo che cerca anche di raccontare e di far emergere le tante sfumature e le molteplici forme di espressione di un paese che per anni è stato la meta principale delle grandi migrazioni europee. Il titolo, omaggio all’omonimo romanzo dello scrittore argentino di origini italiane Héctor Bianciotti, rimanda alla dicotomia tra l’inquietante e il luminoso evocata anche nelle opere in mostra, metafora di una storia che il giorno non conosce e che la notte deve raccontare.

Group show presso il PAC di Milano in via Palestro 14

Photo by Roberto Scala

Photo Vogue Festival Milan Italy 16 november 2023

PHOTOVOGUE FESTIVAL | WHAT MAKES US HUMAN?IMAGE IN THE AGE OF A.I. | CONFERENZA STAMPA | giovedì 16 novembre 2023, ore 12.30, BASE Milano

PhotoVogue Festival
WHAT MAKES US HUMAN? IMAGE IN THE AGE OF A.I.
16-19 novembre 2023
BASE Milano
Via Bergognone 34, Milano
Conferenza stampa: 16 novembre 2023, ore 12.30
Conferenza about photo fashion in all the world tolk about bad and new photo for the future
Photo by Roberto Scala

Marcel Duchamp il profilo

Assistiamo a una supervalorizzazione di alcune esperienze artistiche per occuparsi di interessi esterni alla natura dell’arte. L’artista che produce sempre contemplando le opere del passato, ora, cerca qualcosa che ancora non accade: il futuro e si preoccupa, molte volte, con queste gioie della propria arte. Ogni nuova tecnologia, un palpito, una lungimiranza, ma l’arte non è un’illustrazione di performance tecnologica, politica o ideologica, è un sistema autonomo e integrato nel corpo della società.
Il gesto di Duchamp ha voluto dare una risposta alla crisi delle arti artigianali nella società industriale e indagare il funzionamento dell’istituzione artistica, poiché non ha mai dovuto abbandonare il suo lavoro in lavori artigianali, come mostre o grandi vetrate. Era un punto di vista critico nei confronti dell’arte e delle sue istituzioni. L’arte è anche un gioco di poteri che le operazioni tecniche non spiegano.
Naturalmente il readymade e il modello più diffuso dell’arte contemporanea non si mescolano.

Opera ritratta da Ryosuke Cohen 2010 of mr. Dottor Roberto Scala

WOLFGANG LAIB solo show Lia Rumma Milano

WOLFGANG LAIB

… e vidi cose che ridire né sa né può ..

Opening Wednesday 25 October 2023 | h.18.30 – 21.00L

IA RUMMA GALLERY, MILAN

Via Stilicone, 19

La Galleria Lia Rumma inaugura mercoledì 25 ottobre 2023, “e vidi cose che ridire né sa né può…”, la prima mostra personale dell’artista tedesco Wolfgang Laib nella sede di Milano. Il titolo è tratto da una frase contenuta nella seconda terzina del canto primo del Paradiso di Dante Alighieri, che recita nella versione integrale:

Nel ciel che più de la sua luce prende
fu’ io, e vidi cose che ridire

né sa né può chi di là sù discende

Le pagine di poesia della Divina Commedia, sono l’incipit di Wolfgang Laib per percorrere, come un novello Dante, un altrettanto viaggio ascensionale e spirituale, attraversando diverse forme di ”architetture mentali di luce”. Queste composizioni immateriali rispondono alla costante ricerca di Laib d’intravedere l’universale, l’eterno, in culture e tradizioni diverse del mondo, in pensieri e idee, uguali o simili, che appaiono in luoghi e in tempi diversi. E lo fa servendosi di materiali naturali, perché come lui stesso racconta: ”Quello che mi piace del polline, del latte e della cera d’api è che possono diventare spirituali”.

Il viaggio mistico di Wolfgang Laib si sviluppa sui tre piani della galleria. All’ingresso, a piano terra, s’incontra Zikkurat (2000), un grande ziggurat alto 4 metri completamente rivestito da lastre di cera, che con i suoi gradini, dal basso indica la direzione verso l’alto e verso lo spirituale, dal regno materiale a quello trascendentale. La forma a ziggurat è apparsa per la prima volta nel suo lavoro nel 1995 e si rifà alle antiche strutture religiose della Mesopotamia, visitate durante i suoi tanti viaggi in Medio Oriente.

Salendo al primo piano della galleria l’artista ha collocato City of Silence (2015-2023), un’installazione composta da 34 sculture in cera d’api che evocano paesaggi urbani e motivi architettonici – torri, case e ziggurat – ricorrenti nella narrativa visiva di Laib che traggono ispirazione, tra l’altro, sia dall’architettura dell’Italia medievale che dalle torri del silenzio utilizzate nei riti di scarnificazione zoroastriana nell’antica Persia. È come se l’artista ci consegnasse una sorta di città utopica e ideale di tutti e di nessuno.

Il secondo piano è dedicato al patriarca del buddismo giapponese, Kōbō Daishi: “un monaco giapponese – spiega Laib -, vissuto dal 774 all’835. La sua tomba a Koyasan è uno dei miei posti preferiti in Giappone, collocata alla fine di un cimitero in una foresta di cedri. Dietro il tempio, si trova una piccola struttura in legno con due porte chiuse. Molti pellegrini vi si recano ogni giorno, credendo che il monaco sieda in eterna meditazione dietro quelle porte”. Wolfgang Laib ha realizzato un disegno direttamente sulla parete della galleria, che si rifà all’immagine della tomba di Kōbō Daishi, con al centro le due porte gialle chiuse e circondate da onde bianche, che danno corpo e forma all’energia vitale, quasi un suono, che questo luogo sacro emana. Sulla parete opposta Pollen from Hazelnut (2023), una piccola montagna di polline, altro elemento di natura spirituale, appoggiata su di un piedistallo bianco, fa da contraltare al tempio disegnato, andando al di là del concetto di morte fisica.

In contemporanea alla mostra in Galleria, giovedì 26 ottobre, inaugura la personale di Wolfgang Laib, “Passageway Inside – Downside” a Villa e Collezione Panza – FAI, Varese.

Wolfgang Laib (Metzingen, Germania, 1950), vive e lavora tra il sud della Germania, il sud dell’India e New York. Dopo gli studi in medicina all’Università di Tübingen si dedica alla pratica artistica creando sculture e installazioni che sembrano collegare passato e presente, l’effimero e l’eterno, utilizzando materiali organici semplici ma altamente simbolici, solitamente associati al sostentamento, come polline, latte, cera d’api e riso.
Il suo lavoro è stato presentato a Documenta (1982, 1987) e alla Biennale di Venezia (1997, 1999, 2019), mentre la sua prima grande mostra istituzionale si è tenuta al Musée d’art moderne de la ville de Paris (1986). In seguito è stato protagonista di numerose mostre personali, in particolare all’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington (2002), al Dallas Museum of Art (2002), alla Haus der Kunst di Monaco (2002-03), alla Fondation Beyeler di Basilea (2005-06), alla Fondazione Merz di Torino (2009) e al MMK Museum für Moderne Kunst di Francoforte (2010). La sua più grande opera in polline è stata installata nell’atrio del MoMA di New York nel 2013. Nello stesso anno, la prima installazione permanente dell’artista, una stanza di cera d’api, è stata inaugurata alla Phillips Collection di Washington e nel 2014, ha realizzato una camera permanente sotterranea di cera d’api lunga 40m, nello studio La Ribaute di Anselm Kiefer a Barjac.
Nel 2015 ha ricevuto il Praemium Imperiale a Tokyo. In Italia, a Firenze, nel 2019, il Museo del 900, ha presentato il suo lavoro in diversi siti storici: Convento di San Marco, Cappella Magi in Palazzo Medici-Riccardi, Capella Pazzi in Santa Croce e al Sepolcro Rucellai in San Pancrazio. Nel 2023 il Kunstmuseum Stuttgart gli dedica una personale e presenta in anteprima il documentario “Wolfgang Laib: Here, Now and Far Beyond”.

Photo by Roberto Scala.                Freelance of only contemporary arts 

“Io parlo l’Arte!”

“Io parlo l’Arte!”

Io parlo l’Arte è la nuova rassegna che nasce dalla volontà del Liceo Don Lorenzo Milani, scuola della Napoli Est, di fare sentire ai giovani studenti che molti artisti, nati anch’essi in periferia e altrove, sono riusciti a realizzare i propri sogni.

L’Arte intesa come lingua universale che unisce tutti i segmenti dell’espressività e del contatto profondo con se stessi, il proprio territorio ed il mondo circostante. Artisti di fama riconosciuta a livello nazionale ed internazionale porteranno la propria esperienza artistico-sociale tra i banchi “parlando l’Arte” coi ragazzi.

Un’opportunità di confronto, crescita e orientamento per la comunità scolastica e la possibilità di innestare buone pratiche e future collaborazioni tra enti istituzionali e tessuto socio-culturale non solo strettamente territoriale.

Il primo appuntamento è previsto per il 30 ottobre alle ore 10.30 con l’artista Jorit Agoch.

 

Demolita l’installazione critica verso lockdown e vaccini imposti!

Demolita l’installazione critica verso lockdown e vaccini imposti!

“Rimuovere “Lockdown social” è stata una grave rimozione di coscienza storica: accadeva in Italia nel primo post lockdown, si era fissato un momento drammatico.
La rimozione evidenzia il dramma di una società priva di futuro e visione.”

Michele Franzese, collezionista d’arte contemporanea.

Non è un mistero, che dopo lo sciacallaggio politico, da parte del centro destro Sardista d’Azione, che si scagliò contro il progetto del sottoscritto, di ciclica Scultura residente al servizio del pubblico e della comunità, “Accademia Nuragica”, decisi di lasciare prima Capoterra e nel giro di un anno d’andare via dall’isola.
Chi sa se il Sindaco di Capoterra Beniamino Garau, e la sua maggioranza, abbiano compreso compreso, quanto il loro sciacallaggio politico e mass mediatico, abbia fatto pressione, per dirottare la mia vita (pubblica e privata), verso altri lidi.
Quello che è successo a Forio d’Ischia, m’indigna ancor più, al punto da farmi urlare al Sindaco di Foro d’Ischia Stani Verde, e al suo delegato alla cultura Davide Laezza: Vergogna!
Il gallerista Salvatore Iacono, che in quel territorio opera stoicamente, e rappresenta in quella zona il mio lavoro, mi ha informato della rimozione e distruzione di un mio intervento di public art, non solo rimosso, ma anche distrutto!
L’opera era installata permanentemente, sotto al tunnel della chiesetta del Soccorso a Forio, la rimozione e distruzione, trattandosi di un’opera unica a progetto, è di fatto una violenza, un sopruso e un abuso, non solo verso la comunità, ma anche verso la mia proprietà intellettuale e il diritto d’autore, condannato di fatto al rogo.
Si trattava (incredibile parlarne al passato), di un’opera pubblica, un lavoro e installazione concertato e curato dal gallerista Salvatore Iacono, indiscutibile la sua storia, e focalizzava un momento della storia collettiva e comune tragico, da non dimenticare mai come quello del lockdown e delle vaccinazioni imposte.
L’opera aveva anche un forte valore simbolico, in quanto primo intervento d’arte pubblica in Europa post lockdown.
L’installazione era un monito critico, sicuramente scomodo, perché non si ripetesse più tale deprivazione dei diritti, e in tal senso denunciava anche certa street e public art, schieratasi acriticamente a sostegno delle vaccinazioni di massa, senza nessun distinguo di sorta.
Nonostante il taglio fortemente critico, l’installazione suscito un forte consenso dell’operazione, e un intervento unanime di sostegno da parte degli addetti ai lavori e della critica, si scomodò anche Banksy, che fece avere un testo al gallerista per supportarne il coraggio nel sostenere il mio progetto in quel momento storico.
Questo per non parlare della sua specificità, dei supporti e della tipologia di pittura (che è stata una specificità di quel momento, dove era complicato reperire materiale).
Ma come è stato possibile tale scempio?
Esigo spiegazioni da parte del Sindaco Stani Verde.
Ricordo che qualche pezzo dell’installazione venne staccato dal muro, prelevato e rubato, ma una cosa è un furto determinato dalla brama di possesso, altra è l’istituzione che deliberatamente impoverisce il suo territorio.
La cosa che mi devasta è la distruzione di un lavoro, di un processo e di un progetto, fuori mercato e non ripetibile, chi pagherà questa distruzione della memoria individuale e collettiva?
Perché l’opera non è stata riconsegnata al gallerista, che per mandato doveva tutelarla dinanzi la storia e l’ignoranza?
Perché preferirne la rimozione con relativa distruzione?
Può un Comune di Forio, un Sindaco e un Assessore alla cultura, rendersi responsabike di tutto questo, per un poco di visibilità politica, temporanea e provincialmente localizzata, ponendo al lavoro quattro writer che chiedevano uno spazio operativo?
Questa storia non finisce qui, anzi comincia ora, altro che il piromane della Venere degli stracci: vergognatevi!

 

Il collezionista!

Capita tramite un collezionista che un tempo pensavo sostenesse la mia ricerca, di comprendere che nulla quanto un collezionista (legato solo a interessi privati) sia distante dai processi dell’arte contemporanea e delle sue dinamiche di mercato.
Queste opere, nel suo interesse (che non è il
mio), sono finite nell’ufficio del Sindaco di Palma Campania, oggi le reputo distantissime da me e dalla mia produzione, le distruggerei come ho sempre fatto nel tempo con la produzione che a lungo andare ritenevo non mi riflettesse.
Gli interessi speculativi di un collezionista, non saranno mai gli stessi di un artista, per questo prendo definitivamente le distanze da tutta la mia produzione precedente al 2023 o non firmata, consideratela un falso d’autore, scolastica o di formazione, quella che ritengo sia la mia maturazione, frutto di una profonda trasformazione d’artista, la posseggo solo io, e da questo punto di vista, sono e sarò il principale nemico di mercato della mia produzione passata (per me nel nome di chi la detiene, sarà sempre squalificata).

Il gallerista!

A Salvatore Iacono Gallerist, riconosco il merito storico, d’avere valorizzato prima simbolicamente e massmediaticamente, poi economicamente, una produzione unica, esclusiva, nata, cresciuta e sviluppata in tempo di lockdown.
Personalmente mi rimprovero d’avere anteposto l’intermediazione del mio lavoro e ricerca, affidandola a un collezionista da quattro euro, piuttosto che elaborare serie strategie di divulgazione e tutela del mio lavoro, cosa che con Salvatore Iacono Gallerist a suo tempo si stava progettamene.
A distanza di due anni, non posso che constatare, come faccia egregiamente il suo lavoro con quanto acquisito.
Non ci s’improvvisa nel mondo dell’arte, la comprensione dell’arte e il suo studio, non hanno nulla a che fare con la sua mercificazione, Salvatore Iacono lo sa, e tutelando il mio lavoro dinanzi a terzi, lo dimostra.
Spero che quando ripartirò con la mia ultima produzione, e la mostrerò al pubblico, potrò contare di un gallerista d’area Napoletana, che abbia le sue stesse competenze e la sua stessa sensibilità, nei confronti delle ricerche artistiche contemporanee, e anche d’avere a che fare con collezionisti un tantino più seri, che non siano li, nel nome dell’arte Indy, a fare storie per la venti, trenta, cinquanta o cento euro in più, comprare arte contemporanea, non è proprio come acquistare dai cinesi (in Italia)…